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editoriali

L'altro volto del Mose

Redazione

Pasticci di gestione. La burocrazia è ben più dannosa dell’acqua alta

L’improvviso vento di scirocco che martedì ha beffato i meteorologi, e di conseguenza il Mose, ha avuto almeno il merito di mostrare come a Venezia la burocrazia sia ben più dannosa dell’acqua alta. “Così non si va da nessuna parte. Bisogna essere reattivi perché il tempo non aspetta”, ha detto il sindaco Luigi Brugnaro che da mesi si batte per accorciare la catena di comando che deve gestire l’operatività del sistema. Prima di tutto è necessario capire cosa è andato storto martedì.

 

“Avevamo la previsione di sollevare il Mose nella notte tra martedì e mercoledì perché le previsioni erano chiaramente di marea eccezionale superiore a 130 centimetri”, spiega il commissario Elisabetta Spitz, “la grande quantità di acqua arrivata dai fiumi e il vento che non si è mai spostato dalla costa hanno contribuito a trattenere l'acqua nella laguna. Il servizio meteorologico purtroppo non ci aveva indicato un rischio di marea oltre i 130 centimetri, come previsto dalla procedura per l'intervento eccezionale e l’entrata in funzione del sistema MoSE”.

 

La rigidità delle procedure e l’impossibilità di alzare rapidamente le paratoie (servono 18 ore di preavviso) hanno permesso alla marea di assediare la città per l’intera giornata. Che fare allora? Sulla necessità di sburocratizzare le decisioni sul MoSE si è formata un’insolita alleanza tra Brugnaro – convinto che la ricetta sia dare all’amministrazione comunale il potere di decidere quando mettere in funzione il sistema – e il suo predecessore Massimo Cacciari. “Vengono tolti i poteri agli enti locali dando invece carta bianca ai burocrati dei ministeri romani con il rischio di ripetere quello che abbiamo visto con il Consorzio Venezia Nuova”, ha detto l’ex sindaco criticando la governance della neonata “Autorità per la laguna” alla quale spetterà la gestione e la manutenzione della grande opera, una partita tra gli 80 e i 100 milioni di euro all’anno. Soldi sui quali il governo vuole però avere l’ultima parola. Il MoSe è diventato un simbolo della ricostruzione dell’Italia e sarebbe un danno molto grave avere una classe dirigente politica incapace di trovare una diga in grado di fermare l’acqua alta della cattiva burocrazia. Fare presto.

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