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Agli elettori dem i test di purezza non piacciono più. Il voto in Ohio

Paola Peduzzi

Nella più rappresentativa delle sfide tra moderati e radicali, ha vinto Shontel Brown contro la radicale Nina Turner dicendo: io sto con Biden

Shontel Brown, quarantasei anni, ex imprenditrice passata alla politica nel Partito democratico americano, un marito di cui non dice il nome e non mostra il volto, tantissime foto con i suoi familiari, ha vinto le primarie democratiche dell’11esimo distretto dell’Ohio battendo la favorita e ben più celebre Nina Turner. Entrambe di colore, entrambe liberal, entrambe conosciute in questo distretto del nord dell’Ohio, che va da Cleveland fino ad Akron, si sono differenziate su un argomento non proprio irrilevante: l’alleanza con il presidente Joe Biden.

Nella più rappresentativa delle sfide tra moderati e radicali, ha vinto la Brown che fin da subito ha detto: lavorerò per e con Biden e per e con Nancy Pelosi, speaker del Congresso che si trova tutti i giorni a cercare un equilibrio tra le nuove deputate molto radicali e l’establishment moderato che lei stessa rappresenta (non lo trova sempre, questo equilibrio, anzi, e si innervosisce facilmente con le ribelli che formano la Squad, termine inventato dalla stessa Pelosi e poi usato come una vanga dai trumpiani). La Turner aveva guidato la campagna delle primarie di Bernie Sanders nel 2020 e quando, come tutti i democratici, aveva infine sostenuto Biden in quello sforzo di unità necessario per imporsi alle presidenziali contro Donald Trump, lo aveva fatto a modo suo: “E’ come dire a qualcuno: hai una ciotola di merda davanti a te, e tutto quello che devi fare è mangiarne metà invece che tutta. E’ comunque merda”. Non proprio uno slancio accorato, diciamo, e a ben vedere risentimento e rancore non si sono sopiti nemmeno ora che Biden è presidente: lo stesso Bernie Sanders, commentando la sconfitta della sua Turner, ha scritto su Twitter che la Brown ha vinto grazie a Wall Street e alle aziende petrolifere, “è questo il Partito democratico che vogliamo? Io penso di no”.

 

Sanders era andato a sostenere di persona la Turner, così come ha fatto Alexandria Ocasio-Cortez che, in un comizio come sempre affollatissimo, ha gridato: “Datemi Nina!”, mettendola così sul personale. Il problema della campagna della Turner, che pure all’inizio sembrava destinata a vincere, si è rivelato proprio essere quello che da sempre moderati e radicali si rinfacciano l’un l’altro: il test di purezza. Turner e i suoi continuano a fare test di purezza sui candidati e sulle idee e tutto quello che non è conforme al loro approccio radicale diventa automaticamente impuro, non democratico, da combattere.

Gli elettori stanno però andando dall’altra parte. Biden tiene lontane le battaglie culturali dal suo metodo di governo, non traccia linee ideologiche di purezza o no: aggiusta e sistema, introduce pacchetti di legge bipartisan dal valore enorme, spiazzando i rivali interni sul loro stesso terreno. E cementa così il suo consenso. Shontel Brown, con il suo sorriso irresistibile, ne è la prova: l’establishment si è schierato con lei, sfacciato e potente, il kingmaker del Black Caucus, James Clyburn (è della Carolina del sud: fu lui a cambiare il destino delle primarie di Biden mobilitando il voto afroamericano a suo favore, partendo proprio dal suo stato) si è speso per lei, e la macchina della purezza, molto attiva e molto conosciuta a livello nazionale, si è inceppata. Perché nella quiete del bidenismo, dove tutto accade senza che lo notiamo, establishment non è più una brutta parola.

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  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi

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