Arrivano i Murdoch progressisti

Paola Peduzzi

Kathryn e James, contro il business di famiglia, vogliono riunire l’America

Sono una “centrista radicale”, dice Kathryn Murdoch, mentre raccoglie fondi per Unite America, un’associazione che vuole spazzare via la polarizzazione ideologica nella politica americana e tornare a parlare di riforme, dialogo, compromesso, convergenza. Vasto programma, se si considera che, secondo uno studio di SurveyMonkey, in America il livello della rabbia è sempre più alto, “gli americani, nel loro complesso, sono arrabbiati e si sentono stranieri in patria”, e poiché la rabbia è contagiosa, ora anche molti elettori democratici dicono che non riescono più a guardare la tv, s’innervosiscono di continuo, vorrebbero lanciare il telecomando contro lo schermo (auguri con l’impeachment in diretta tv, che inizia domani). Vasto programma poi perché la signora che si è votata al centrismo radicale fa parte della famiglia Murdoch, l’impero di Fox News, cioè della rete tv che più di tutte deve il suo successo alla polarizzazione del dibattito, che alimenta senza alcun genere di complesso. Kathryn Murdoch è la moglie di James, il figlio-delfino di Rupert che delfino non è più: è stato scavalcato dal fratello maggiore Lachlan, che è al suo secondo giro da figlio prescelto per la successione perché il primo era finito male (se guardate la serie tv “Succession”, sapete di cosa stiamo parlando; se non la guardate, fatelo). In sintesi: James ora è molto distante dagli occhi paterni e dall’operatività nell’impero di famiglia, quindi si permette di dire – lo ha fatto di recente parlando con il New Yorker – che non condivide granché di quello che fa Fox News e soprattutto lascia che sua moglie Kathryn esca allo scoperto, dopo molti anni di lavoro silenzioso e dietro le quinte di marcata tendenza progressista.

 

Il progetto Unite America sta raccogliendo fondi ingenti, l’obiettivo “a nove cifre” di cui ha parlato la signora Murdoch in un’intervista al New York Times viene stimato a 100 milioni di dollari: “Non ho tutte le risposte – dice Kathryn – Ma ciò che so per certo è che star fermi e non far nulla è la risposta sbagliata”. Mobilitazione, attivismo, anti polarizzazione: l’esperimento dei Murdoch progressisti è nato molti anni fa, quando a un evento di Fox arrivò l’ex vicepresidente Al Gore con la sua “scomoda verità” sul cambiamento climatico. L’ambientalismo è stato il punto di partenza: campagne di sensibilizzazione soprattutto scientifiche mentre la tv di famiglia mandava in onda politici, studi, scienziati scetticissimi. Quando la battaglia scientifica è stata di fatto vinta, i Murdoch progressisti sono passati a fare pressione sui governi perché facessero davvero qualcosa per evitare la catastrofe ambientalista.

 

Per lungo tempo è stata Kathryn a esporsi, e nemmeno poi tanto: la vita nella famiglia Murdoch è un gioco di equilibrismo, di promesse non mantenute, di amori altalenanti e di successioni burrascose, ci si muove con grande cautela. James, il predestinato, a un certo punto è stato estromesso: la sua riforma moderata dell’azienda e del modo di fare informazione è stata bocciata, al limite sperimentata nei paesi periferici ma non dove batte il cuore politico di Rupert, il Regno Unito, l’America e l’Australia. Così ora Unite America è lo strumento per prendere le distanze dalla famiglia e per tentare in proprio quel che non è riuscito quando ancora i sussurri nell’orecchio del padre erano concessi: il voto in Virginia, dove la mobilitazione nelle periferie ha portato i democratici a riprendere il controllo sul Parlamento locale, è celebrato da Unite America, che lì è stata molto presente, come il primo successo: il centrismo radicale non è un capriccio. Poi le elezioni presidenziali sono un’altra cosa, e vanno di più le voci accese e gli urli “siete pronti per la rivoluzione?”, come quello di Alexandria Ocasio-Cortez in tour con il candidato democratico Bernie Sanders in Iowa, ma buona parte della rivoluzione non è soltanto spostarsi verso gli estremi: è smetterla con i test di purezza, è avere fiducia in chi sa declinare al meglio il concetto di responsabilità. La tua, la mia, la nostra.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi