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I dolori dei Macron boys che perdono l’amore per servire il presidente

Il lavoro estremo è uno degli alibi più utilizzati e meno confutabili dai partner, “sto lavorando” è sinonimo di “stai zitta, non puoi lamentarti”. Il consiglio di Brigitte

16 Gennaio 2018 alle 06:18

I dolori dei Macron boys che perdono l’amore per servire il presidente

Foto LaPresse

La vita privata non esiste più, “sono scomparso” dal divano di casa, ha detto uno dei “Macron boys”, l’esercito di collaboratori e consiglieri del presidente della Repubblica francese. Le mogli non ci sono più, gli amici nemmeno, gli aperitivi, i fine settimana, persino il sonno: Macron è peggio dell’arrivo di un bebé in famiglia, leva ogni spazio, vuole tutto per sé, pretende presenza e attenzione, con i suoi sms notturni verifica che non ci sia distrazione. “Mi sono sacrificato a una causa, e questa causa è lui”, ha detto qualche tempo fa uno dei più fedeli, Christophe Castaner, e i talk show francesi si sono riempiti di speciali un po’ frivoli su come si sviluppa la devozione presidenziale. So che la mia relazione sentimentale non sopravviverà al fidanzamento con l’inquilino dell’Eliseo, ha detto un Macron boy, mentre un altro ha confessato che la sua storia d’amore è collassata in pochi mesi, diciotto ore al giorno tutti i giorni, con una pressione volutamente esibita dal presidente, non sono compatibili con null’altro: Macron è una scelta di vita.

 

Chi resta a casa ad aspettare non è contento, il lavoro estremo è uno degli alibi più utilizzati e meno confutabili dai partner, “sto lavorando” è sinonimo di “stai zitta, non puoi lamentarti”, non si può competere con una chiamata dell’Eliseo. Che cosa si fa “on duty” è un’altra faccenda: nella seconda stagione di “The Crown” la moglie del segretario privato del duca di Edimburgo Filippo decide di divorziare dal marito, Michael Parker, perché non sopporta più di essere subordinata alle esigenze del principe e perché è piena di sospetti. Stai lavorando, va bene, ma che cosa fai quando non ci sei, o quando ti tocca partire per cinque mesi a bordo di una nave reale perché anche il matrimonio tra Filippo ed Elisabetta II ha i suoi fantasmi e i suoi metodi per scacciarli? Eileen Parker, la moglie disincantata, cerca ogni prova per dimostrare che il divorzio è l’unica via, “sto lavorando” è l’alibi per ogni genere di tradimento, nei club privati londinesi o sulle spiagge con bellissime aborigene, e le trova e riesce ad annunciare il tradimento e suo marito perde il posto, e lei è l’eroina infelice del riscatto delle mogli che restano da sole a casa ad addormentare i bambini (Elisabetta dice a Filippo che lui una via d’uscita non ce l’ha, il divorzio a Palazzo non è ammesso, dimmi che cosa vuoi per restare al tuo posto, vedrò di accontentarti. “Vuoi sapere il mio prezzo?”. “Voglio sapere che cosa è necessario fare”, e poi c’è l’incoronazione a principe consorte, un accordo sul prezzo si trova sempre).

 

I Macron boys con tutta probabilità non trovano il tempo per le ballerine russe: quelli che sono arrivati a Roma la settimana scorsa al seguito del presidente erano stremati dalla missione in Cina, speravano di risolvere in fretta la visita italiana e sono stati ore a fissare l’orologio e a mandare messaggi di scuse, “scusa amore faccio tardi”, perché Macron si è attardato parecchio con il premier italiano Paolo Gentiloni e ignorava gli sguardi imploranti che gli dicevano: muoviti. I Macron boys non hanno alternative, sono al servizio dell’iperpresidente jupitérien, devono sottostare ai ritmi, agli sms, alle domande puntigliose, e l’unico modo per sopravvivere a quella che alcuni di loro hanno chiamato “la molestia quotidiana” (con ironia, meglio precisarlo, di questi tempi non si sa mai) è avere una risposta pronta e convincente, ché Macron non si accontenta dell’improvvisazione. Chi resta a casa ad aspettare può fare come la signora Parker, dimenarsi e urlare, ma è una strategia faticosa e la verità non è mai un buon affare. Oppure può scegliere la strategia di Brigitte, che quando è stanca va a casa, che quando i ritmi sono insostenibili si dilegua, che non si dimentica di far sentire la propria presenza, un ti amo detto spesso, molto spesso, mieloso eppur preciso: se ti distrai la colpa è tua.

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