Emmanuel Carrère contagiato dal macronismo

Lo scrittore spiega il potere di seduzione del presidente francese Macron e resta sedotto, anche dall’amore che non puoi fingere

Paola Peduzzi

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24 Ottobre 2017 alle 06:00

Emmanuel Carrère contagiato dal macronismo

Emmanuel Carrère ha passato una settimana con Emmanuel Macron, il presidente francese, hanno parlato “in cielo”, perché erano sempre in volo e perché stando con Jupiter è così, “abbastanza logicamente”, che va. Lo scrittore ammette quasi subito che è vero, “Macron potrebbe sedurre anche una sedia”. “In ogni occasione, non importa che cosa tu pensi di lui, se la sua ascesa è un miracolo politico o un miraggio destinato a scomparire, tutti sono d’accordo”, Macron ti guarda dritto negli occhi, non distoglie lo sguardo, stringe la mano forte (con Donald Trump la stretta di mano è diventata una dichiarazione politica) e ti conquista. Non c’è modo di sfuggire, scrive Carrère a sua volta sedotto in un lungo articolo sul Guardian, chi viene a contatto con Macron, fisicamente in contatto, diventa “il suo pane e burro”, il contagio del macronismo è immediato. Il problema è che non puoi stringere la mano a tutto il paese, il problema è che quell’aura imperiale va già di traverso a molti, le percentuali di popolarità sono in calo così come c’è ostilità nei confronti del piglio dell’uberpresidente. Ma lo scrittore non vuole raccontare la politica, vuole raccontare l’uomo, il suo linguaggio, il suo sguardo, se e dove s’incrina quest’immagine di perfezione robotica – “Il presidente non suda” è la prima frase del ritratto – e dove invece dà il suo meglio.

   

Seduzione e amore non sono sempre compagni, c’è chi si soddisfa soltanto con la seduzione ma non chiede né tantomeno dà amore, e Carrère va alla ricerca del punto in cui il seduttore in chief diventa qualcosa di diverso, di nuovo, forse di più umano. Non ha amici, Macron: Carrère ricorda la definizione che ne dà Philippe Besson, “quest’uomo così caldo, così fisico, che conosce così tante persone e che così tante persone conoscono, non ha amici”. Lo scrittore fa la domanda diretta, il presidente dice che non è vero, che qualche amico vero ce l’ha, e dopo averci pensato aggiunge: “La mia migliore amica è mia moglie”. Carrère trova la sintesi tra la seduzione e l’amore, nella storia di Macron, osservando il presidente e Brigitte. “Non si può prescindere dal fatto che il giovane, ambizioso tecnocrate, l’uomo che dice a ognuno quel che ognuno vuol sentirsi dire è anche, allo stesso tempo, l’eroe di una grande storia d’amore”.

 

Lo scrittore li osserva sul Falcon 7X, nota che si sfiorano appena possono, lui andando in bagno le stringe le spalle, lui sorride lei sorride, gli sguardi si rincorrono e si trovano ogni volta, si tengono spesso per mano. “E’ notevole, quasi commovente. Eppure: mostrano questa vicinanza costante, questo bisogno insaziabile l’uno dell’altra, come se stessero perennemente posando per un giornale patinato”. Che sia tutto finto, calcolato, pensato, studiato, la parte in una storia d’amore pubblica e chiacchieratissima (in cui si dice che lui sia gay, e Carrère affronta la questione direttamente)? Il dubbio viene, con Macron in particolare, perché lui si muove come un robot, perché il suo partito è stato un esperimento creato a tavolino, perché l’approccio da manager fa temere che il suo cuore sia freddo, ammesso che ci sia.

   

Lo si diceva anche di Obama, tanto empatico nei suoi discorsi e il sorriso che non ti aspetti, quanto algido e calcolatore. Tranne che con Michelle. Tra Emmanuel e Brigitte è lo stesso. E lo scrittore sedotto mentre cerca di spiegare la seduzione dice sicuro che una parte di Macron è vera, non c’è calcolo in quell’angolo di lui, e questo elemento di verità è lei, Brigitte, perché puoi fingere tutto ma non certi amori, non troppo a lungo, non in tutti momenti, senza mai distrarti.

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