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Quanto gongola Michael Gove mentre intervista Trump (faticosissimo) e si vendica di May

Che cosa si sono detti? Che la Brexit è un grande affare, che l’America aiuterà il Regno Unito, che molti paesi avranno voglia di uscire dall’Ue. E la Merkel? Mai vista

Paola Peduzzi

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peduzzi@ilfoglio.it

17 Gennaio 2017 alle 05:30

Michael Gove trump

Michael Gove intervista Donald Trump (via Twitter)

Michael Gove sorride, tira su il pollice assieme a Donald Trump, non gli par vero: ce l’ha fatta, la prima intervista del presidente eletto degli Stati Uniti a un giornale britannico è firmata da lui. Non è un “big deal”, per usare un termine caro a Trump, se si pensa che Gove scrive sul Times, che è di proprietà di Rupert Murdoch, che è diventato un grande elettore di Trump – secondo il New York Magazine si sentono tre volte a settimana – e che è anche molto amico di Gove.



Un affare tra compari, insomma, che al di là dei contenuti sembra pensato apposta per fare un dispetto a Theresa May, premier inglese alle prese con il suo piano per la Brexit (oggi è previsto il suo “major speech” sul tema) e acerrima nemica di Gove. I due hanno litigato a lungo, quando erano entrambi ministri del governo Cameron, poi quando May è arrivata a Downing Street come prima cosa s’è levata Gove di mezzo.

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Lui sperava in un perdono dell’ultimo momento, ma era imperdonabile, forse lo sarà per sempre: aveva lavorato con Boris Johnson per la Brexit, poi aveva per qualche giorno lavorato con Johnson perché diventasse primo ministro, poi lo aveva tradito brutalmente – si dice che lo stesso Murdoch preferisse lui a Johnson – e infine entrambi sono stati scalzati dalla May. La quale s’è tenuta Johnson – lo ha messo agli Esteri, e lo usa come target favorito della sua scarsa ironia – ma ha cacciato Gove. Che è tornato a farsi stipendiare dal Times, e ogni tanto scrive di Brexit, per ricordare al mondo che prima di essere “il traditore” era un intellettuale liberale, creatore del cameronismo (ha tradito pure Cameron) e del rilancio del conservatorismo inglese, anche al di fuori dell’Unione europea.




E ora lo ritroviamo alla Trump Tower, Gove, sorridente, assieme al collega tedesco che ha pubblicato l’intervista sulla Bild, di fatto il secondo leader inglese a incontrare Trump, dopo Nigel Farage (Trump si è informato sull’amico Farage) e prima della May. Che cosa si sono detti? Che la Brexit è un grande affare, che l’America aiuterà il Regno Unito a prendere il meglio dalla sua libertà, che molti altri paesi avranno voglia di uscire dall’Ue, anche se a Trump non importa granché, cioè l’Europa è stata creata per competere con l’America sul commercio, “ok?”, cosa volete che importi a Trump di che fine fa quest’istituzione decotta, che serve soltanto gli interessi della Germania.

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Ah, e la Merkel? Mai vista, mai incontrata, una grande leader, ma deve restare cancelliera alle prossime elezioni? Non è detto, non importa, bisogna vedere: Trump al momento non sa nemmeno contro chi combatte la Merkel. Ma anche se lo sapesse, non lo direbbe: annunciare strategie è roba da politici, lui non è fatto così. Lui ama i tedeschi perché ha sangue tedesco, ama gli inglesi perché sua madre era pazza della Regina, il resto è deal deal deal. E anche Gove, preso dall’umore generale, ha fatto il suo deal: leggi il mio libro sul terrorismo, ha detto a Trump. “Fantastico – ha risposto il presidente eletto – Come combattere il terrorismo, posso utilizzarlo”, e Gove era già troppo gongolante, non aveva detto a Trump che gli “illegali” accettati in massa da Merkel sono dei rifugiati, né lo aveva corretto quando, a una domanda sul Pakistan, Trump s’è messo a parlare (a caso) di Afghanistan.



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