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La guerra fredda in versione mediatica tra Londra e Mosca (via RT) ha il volto di Margarita

La direttrice di Russia Today si è molto arrabbiata quando le è stato comunicato che i fondi di Rt in Inghilterra sono stati “congelati”.

18 Ottobre 2016 alle 06:15

La guerra fredda in versione mediatica tra Londra e Mosca (via RT) ha il volto di Margarita

Margarita Simonyan (immagine di Twitter)

Margarita Simonyan è la direttrice di Russia Today, oggi soltanto RT, “la cheerleader della propaganda russa in occidente”, come la definì il Financial Times intervistandola nel mezzo dell’estate scorsa. Margarita, che è stata nominata direttrice nel 2005 a 25 anni, ride stringendo i suoi occhi azzurro ghiaccio quando qualcuno – chiunque – le dice che la sua televisione è antioccidentale ed è l’organo di propaganda del Cremlino, “voi avete questo vizio di definire ‘marginale’ tutto quel che non vi piace”, ribatte, prendendosela in particolare con i giornali britannici che riempiono i loro media di “la Russia deve” e non guardano a quel che dovrebbero fare loro e il loro governo. Poiché ora i rapporti tra Londra e Mosca sono invero bruttini – Boris Johnson, ministro degli Esteri britannico, vuole sanzioni contro la Russia per i bombardamenti e l’assedio di Aleppo, ha chiesto anche di andare a manifestare fuori dall’ambasciata russa a Londra, ma l’appello non è stato raccolto – Margarita si è molto arrabbiata quando le è stato comunicato che i fondi di Rt in Inghilterra sono stati “congelati”.

 

“Hanno chiuso i nostri conti – ha tuittato la Simonyan – Tutti i nostri conti. ‘La decisione non sarà rivista’. Preghiamo per la libertà di stampa!”. Sbattere in faccia la libertà di stampa agli inglesi significa dare inizio a una discussione che non sarà affatto costruttiva, e che anzi contribuirà a creare tensioni in un rapporto già complicato (non soltanto nel Regno Unito, come si sa: i russi hanno hackerato il Partito democratico americano; Wikileaks ha pubblicato le email dello staff di Hillary Clinton, e il padrone di Wikileaks, Julian Assange, è uno degli ospiti-anchorman più seguiti di RT; le “relazioni russe” di Donald Trump sono sempre più discusse e monitorate, le scoperte non sono per nulla rassicuranti). RT ha lanciato la copertura live del “congelamento inglese”, con i corrispondenti da Londra – per lo più vestiti di nero – che stanno cercando risposte dal governo e vogliono sapere se si tratta di un problema con la banca – che è la NatWest, una succursale della Bank of Scotland – o di uno, ben più grave, con il paese stesso. Secondo i documenti messi online da Rt, i finanziamenti saranno “cancellati e chiusi” a partire dal 12 dicembre, e la Simonyan dice che nel congelamento sono finiti anche i conti di alcuni dipendenti senior dell’emittente che lavorano dall’Inghilterra.

 

Il Guardian ha chiesto al ministero degli Esteri se la decisione del “congelamento” è stata presa dal governo, ma pur spiegando di essere al corrente della notizia, il Foreign Office ha detto che il ministero di riferimento, nel caso, è quello del Tesoro – dove sta succedendo di tutto nell’ultima settimana: il suo tenutario, Philip Hammond, è considerato l’ostacolo maggiore alla Brexit in versione dura, e non si fa che ripetere che il ministro è “illicenziabile”, espressione che giustamente fa tremare Hammond. Il mandante del “congelamento” sarà presto chiarito, ma i rapporti istituzionali con Rt sono freddi da tempo: Ofcom, che sorveglia le trasmissioni televisive nel Regno Unito, ha registrato quattordici violazioni delle regole di broadcasting nel Regno Unito da parte di RT. In particolare c’è stato uno scontro con la Bbc: RT ha accusato la tv britannica di aver creato ad arte un attacco chimico in Siria per poter accusare il governo di Damasco.

 

Ofcom ha stabilito che RT avesse torto, ma la polemica è andata avanti a lungo, e oggi molti temono che la prima rappresaglia russa partirà proprio dai giornalisti della Bbc che operano in Russia. Nel suo resoconto sul congelamento, la Bbc segnala che i media russi si stanno facendo spazio nel Regno Unito: l’agenzia Sputnik, finanziata dallo stato russo, ha appena aperto una radio a Edimburgo “per dire il non detto” agli scozzesi. Anche la Pravda ha intenzione di aprire una sede in Scozia nell’estate prossima, e questa predilezione per la regione secessionista britannica fa preoccupare ancora di più Londra. La sovranità territoriale non è un tema su cui è facile avere un dialogo con la Russia, chiedere agli ucraini per credere.

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