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Perché nel discontento londinese sta scappando la voglia di scorribande estive extrapartito

19 Luglio 2016 alle 06:18

Perché nel discontento londinese sta scappando la voglia di scorribande estive extrapartito

Tim Farron (foto LaPresse)

Theresa May ha usato le maniere forti, il suo rimpasto di governo è stato brutale, i “fighetti” legati all’ex premier inglese David Cameron sono stati cacciati in malo modo (la May ha scelto ministri e sottosegretari che le assomigliano, formazione nelle scuole pubbliche, provincia londinese), i due epurati più celebri – l’ex cancelliere dello Scacchiere George Osborne e l’ex ministro della Giustizia Michael Gove – pare che trascorreranno le vacanze insieme per consolarsi un po’, e anche per capire com’è che l’amico-nemico Boris Johnson è diventato ministro e loro sono disoccupati, com’è che loro, così astuti e gran conoscitori del loro partito, si sono ritrovati dalla parte sbagliata di questa storia – non si riesce più a fare golpe per benino, di questi tempi. Sul fronte del Labour, ci sono due candidati che fronteggeranno l’indomito Jeremy Corbyn, sempre ammesso che non si ammazzino l’un l’altro prima di arrivare alla battaglia decisiva: questo Labour sta vivendo uno dei momenti più comici della sua storia recente, e ad approfittarne sembra sempre e soltanto Corbyn. Se non fosse che le teorie del complotto confondono soltanto le idee, si potrebbe dire che Corbyn se lo sta creando da solo, questo finto golpe interno.

 

Mentre la neo premier May prova ad asfaltare con i suoi metodi anti fronzoli (a parte le scarpe e le collane, sì) ogni caos o malumore, c’è un terzo incomodo che sta facendo il pifferaio magico, che prova a traghettare dalla sua parte – verso la sua casa, che finora non si presentava benissimo, ma la Brexit ha trasformato anche le zucche – i delusi, gli arrabbiati, i rivoltosi, i depressi. Si tratta di Tim Farron, leader dei liberaldemocratici, partito che fino all’anno scorso era al governo con David Cameron – coabitazione che ha ucciso le ambizioni politiche di pressoché tutti i lib-dem – e che è andato malissimo alle elezioni del 2015. Tim Farron è il leader del partito da un anno esatto, non è di quei politici che bucano lo schermo, è un gran lavoratore, molto religioso (“la scelta più importane della mia vita”), molto “family man” con quattro figli, anima l’ala più a sinistra dei lib-dem, anche se rivendica il manto – contestatissimo – dei liberali. Al di là di questa sua formazione senza guizzi, Farron ha mostrato una certa velocità di riflessi e non si è fatto scappare l’occasione: da quando il Regno Unito ha votato per la Brexit, lui ha iniziato a corteggiare chi non si sente più rappresentato dai due partiti più grandi.

 

Farron fonda le sue speranze su quel clima di grande cooperazione e sinergia che si era creato durante la campagna referendaria, quando i laburisti e i conservatori anti Brexit misero da parte i toni polemici per provare a costruire insieme una vittoria europeista. L’operazione si è rivelata un disastro, ma Farron è convinto che ora come non mai – le esperienze di spin off non hanno mai avuto un gran successo nel paese – quella comunanza d’intenti debba declinarsi in una nuova avventura politica. Così parla, Farron, parla tantissimo, rilascia interviste, si fa affiancare dal suo predecessore, Nick Clegg (vi ricordate “l’Obama inglese”?), che si sente rinato dopo aver accompagnato il suo partito alla disfatta. Secondo indiscrezioni, si sta lavorando al nome di questo nuovo partito e le riunioni si tengono con grande frequenza, per non farsi fuggire l’attimo terzista. Probabilità di successo? L’iniziativa è accolta per lo più dallo scetticismo: già dobbiamo uscire dall’Europa, ci tocca anche abbandonare le nostre case?, s’interrogano elettori e politici. In quest’estate di discontento, viene voglia di tapparsi tutti dentro, altro che nuove avventure, altro che scorribande extrapartito, altro che tentazioni pericolose. Poi magari a settembre ci vediamo per un caffè, senza impegno.

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