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Leggere Harry Potter e scoprire che c’è ancora un modo per spiegare la guerra giusta ai propri figli

8 Settembre 2015 alle 06:25

Quest’estate ho finito di leggere la saga di Harry Potter ai miei figli, da mesi non faccio altro che parlare di scope, incantesimi, cervi d’argento, luci verdi che ammazzano, parenti uccisi, orfani e giganti. Non avevo mai letto un fantasy prima d’ora e credo che non lo farò più, dittatura famigliare permettendo, ma ora seguo ogni sussulto potteriano come una notizia di primaria importanza. L’agitazione è permanente, perché la Rowling, l’autrice, da anni fa in modo che i fan non si disperdano, tiene in vita la pottermania su Twitter e scrivendo qualche piccolo sequel. Ora siamo eccitati perché il primo figlio di Harry, James (si chiama come il nonno ucciso da Voldemort, compare alla fine dell’ultimo libro della saga, e in poche righe sembra già un po’ stronzetto come era l’originale), ha iniziato il 1° settembre Hogwarts, la scuola dei maghi in cui è tornata la pace grazie alle imprese eroiche di Harry. La Rowling ha fatto un tweet per ricordare la data, e alla stazione di King’s Cross, da dove parte ogni primo settembre il treno che porta gli studenti a Hogwarts, sul binario nove e tre quarti (uno dei luoghi più frequentati nei pellegrinaggi potteriani a Londra), è stato celebrato il momento: sullo schermo delle partenze è comparsa la destinazione Hogwarts, prevista alle undici e trenta, riservata “soltanto ai maghi e alle streghe” (Salman Rushdie ha segnalato l’evento su Twitter, “L’Hogwarts Express è in orario”: non sono sola!). James è arrivato alla scuola senza intoppi – ed è un’altra notizia: una volta Harry non ci arrivò, fu pietrificato, letteralmente, mentre era ancora sul treno, con il naso rotto – ed è stato poi assegnato dal Cappello Parlante alla casa di Grifondoro, quella dei coraggiosi e degli arditi, cioè quella dei Potter. Tutto bene insomma, sappiamo che la calma reggerà ancora un paio di anni, quando anche il secondo figlio di Harry partirà per Hogwarts: è sul famoso binario che abbiamo lasciato l’ex ragazzino – oggi ha già i capelli bianchi anche se è poco più che trentenne – con la sua famiglia. Poi tutto potrà accadere e a giudicare dalla fantasia market oriented della scrittrice è facile immaginare che accadrà di tutto.

 

Lo scontro tra il bene e il male in Potter ha una chiarezza morale che nella realtà ci sogniamo appena. E’ facile, certo, identificare il male in un essere cattivissimo come Voldemort, che uccide gli unicorni sacri per berne il sangue e vivere per sempre, che ammazza con un gesto rapido della bacchetta chiunque si interponga ai suoi sogni di potere, che ha spezzato la sua anima in sette pezzi perché, finché non vengono trovati e distrutti tutti, lui non può morire. Voldemort è senz’anima e potente, ha una corte di sudditi altrettanto feroci e devoti, vuole piegare il mondo della magia al suo volere e uccide i babbani – gli uomini senza poteri magici, cioè noi – perché non sono purosangue e con la loro presenza deturpano il futuro dominato dalla magia oscura. E’ altrettanto facile identificare il bene in Harry Potter, il predestinato, l’unico che può sconfiggere Voldemort, un ragazzino coraggioso con ideali chiari, che si piega soltanto quando vede i suoi amici morire per lui, perché lui l’anima ce l’ha, ed è questa la sua forza. In questa saga sai sempre da che parte stare, e anche quando la macchina del fango fa venire dubbi sulla lealtà degli alleati, non passi mai con Voldemort.

 

Mia figlia ogni sera mi chiede “raccontami la storia dei paesi”: è il suo modo per sapere che cosa ho fatto durante la giornata invece che giocare con lei. Ogni tanto mi avventuro nella spiegazione del regime di Assad, più spesso mi capita di rileggerle alcuni passaggi di Harry Potter, come manuale di comprensione della lotta ai tiranni e ai fanatismi, che sono “la storia dei paesi” che dovrei raccontarle tutti i giorni. Le leggo le frasi di Albus Silente, il preside di Hogwarts, il massimo conoscitore della storia personale di Voldemort, colui che spiega a Harry i punti deboli del mago cattivo, e che gli dà la missione di sconfiggerlo. Silente è un idealista, ripete spesso a Harry che nei piani del mago oscuro manca un elemento, che è l’amore: Voldemort non lo conosce e non ne tiene conto. L’amore è la libertà, la pace, la convivenza, il babbano come opportunità e non come nemico: Silente riesce a convincere Harry che quella contro Voldemort è una guerra giusta, non saranno i calcoli a tavolino o l’accordo degli altri a fargliela vincere, ma la consapevolezza che la libertà è migliore della tirannia. “Forse qualcuno avrebbe detto che non era una gran scelta, ma Silente sapeva – e lo so anch’io, pensò Harry con uno slancio di feroce orgoglio, e lo sapevano i miei genitori – che lì c’era tutta la differenza del mondo”.

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