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DSK usa i modi rudi da scimpanzé anche per il suo ritorno. L’unica speranza è l’Olivia Pope di Francia

21 Luglio 2015 alle 06:23

Lo scimpanzé in calore è tornato, forse perché non è più in calore, forse perché era scimpanzé sì, ma non più di altri, non commetteva i reati di cui è stato accusato, almeno così la giustizia francese ha stabilito (se vi capita di leggere la testimonianza vecchia di dieci anni e ancora terribile di Bill Cosby anche le “parentesi ricreative” dello scimpanzé prenderanno un’altra dimensione). Dominique Strauss-Kahn, l’economista socialista francese che ha fatto carriera all’estero con la sua fama di uomo assertivo, riformista (riformista per un francese, s’intende, il blairismo è lontano) e parecchio allupato, aveva smesso di occuparsi di debiti internazionali da ripianare e paesi da salvare dopo che un’avventura sessuale a New York con una cameriera d’albergo lo aveva costretto alle dimissioni dalla direzione del Fondo monetario internazionale, e poi anche al divorzio da Anne Sinclair, alter ego di Arianna Huffington in Francia.

 

E’ finita in nulla, penalmente parlando, anche quella storia, così come il giro delle prostitute in Francia e quei dettagli molto estivi sulle performance dell’allegro sessantaseienne. Così DSK, come lo chiamano, ha pensato che la quarantena fosse finita, che si potesse tornare a flirtare con il mondo, un po’ Peter Pan e un po’ persona informata sui fatti, godendosi un consenso altissimo: per quasi il 40 per cento dei socialisti francesi, DSK sarebbe un presidente perfetto nel 2017, altro che quell’acqua cheta di François Hollande, ci vogliono emozioni forti e rudi per risollevare un paese, un continente addirittura, non due croissant portati alla mattina presto all’attrice bellissima e schiva.

 

DSK dice di non voler tornare in politica, ormai il suo tempo è passato, ma sarà la goffaggine, la barba più lunga che gli dà un’aria da pace dei sensi invero poco realistica, gli aneddoti che lo inseguono e che parlano di una smania irrefrenabile, fatto sta che DSK ha organizzato il suo ritorno su Twitter, sbarcando con tre parole scritte a mano: “Hello Twitter Jack is back”. Chi è Jack? Era un messaggio in codice per una fidanzata? Si è sbagliato al primo tweet? Tutti si sono interrogati sul ritorno “criptico” di DSK, scomodando chi il Jack Bauer di “24”, l’immortale, chi “Shining” e Jack Nicholson, chi il “Titanic” e il sequel previsto nel 2016. Una risposta certa non è stata trovata, resta il dubbio che DSK non abbia capito alla perfezione il funzionamento del mezzo, ma l’economista rude sta prendendo confidenza, prima seguiva soltanto Paul Krugman e Joseph Stiglitz, gli economisti amici del greco Tsipras, ora sta costruendo una fellowship più equilibrata, e ogni giorno si premura di annunciare quel che farà l’indomani. Riassumibile sempre in: non avete capito niente della crisi greca, della crisi del debito e della crisi vostra, ora vi spiego tutto io. La spiegazione poi è sempre quella dei suoi Nobel di riferimento, dàgli alla Germania e anche al Fmi, così ci si toglie altri sassolini: soltanto curando il debito si salva Atene. I fan di Tsipras ringraziano, DSK fa l’uomo di mondo, coltiva la sua carriera internazionale, dando consigli a Cuba che si apre alla comunità internazionale dopo aver aiutato anche altri governi e aver sbarcato il lunario con discorsi pagatissimi. Sembra tutto così prevedibile, che l’unica speranza la custodisce Anne Hommel, l’Olivia Pope di Francia, che ha gestito l’immagine di DSK e che a gennaio è andata in aiuto della redazione decimata di Charlie Hebdo. Anne ha un piano, ancora non è chiaro quale, ma di lei ci fidiamo: ha visto di tutto, persino uno scimpanzé in hotel, ed è ancora lì.

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