contro mastro ciliegia
Don Conti, amen e ronf
In questo Sanremo 2026 che ci ha già ammazzato di pizzichi prima ancora di cominciare è la volta del presentatore “cristiano e democratico”
La “bottana socialdemocratica”, peraltro industriale, non si porta più. In questo Sanremo 2026 che ci ha già ammazzato di pizzichi prima ancora di cominciare (keep strong! grandi inviati foglianti, siamo tutti con voi) è la volta del presentatore “cristiano e democratico”. Ovviamente è qualcosa di peggio del consueto “democristiano”, che almeno era il solito ritorno dell’identico, pippobaudesco. No, proprio “cristiano e democratico”, ha detto Carlo Conti. L’avevano stuzzicato sul comico cestinato che non ci ricordiamo manco il nome e ’Gnazio La Russa che lo voleva riesumato in Riviera come una Madonna di Civitavecchia o un busto del Duce. Niente democristiano, ha risposto Conti, ma “cristiano perché ci sono riferimenti alla mia modestissima fede; e democratico perché è di tutti, aperto a tutti”. Madonnina bella, cose che don Zuppi sarebbe stato decisamente più sfumato, più veltroniano. Avrebbe almeno detto: “Cristiano, ma anche”. Invece Carlo Conti è un hombre vertical, e alle solite polemicuzze della vigilia ha chiuso la porta in faccia: “Non credo che un evento come Sanremo debba essere due ore di proclami o riflessioni”. Quindi, di sicuro, almeno, quel rompiballe di Benigni quest’anno non viene.
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