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di Maurizio Crippa

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contro mastro ciliegia

Caro Barbano, si svegli

L'irricevibile e maldestra lezioncina di garantismo liberale del conduttore di "Stampa e regime" di Radio radicale per un articolo del Foglio. Era mattina presto, ma Barbano non ha capito né l'argomento né il registro. Il caso Salis non c'entra
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3 FEB 24
Immagine di Caro Barbano, si svegli

Foto Ansa

Per fatto personale; ma anche perché sentir fare la lezioncina di garantismo liberale a un giornale come questo è cosa irricevibile. Dunque Alessandro Barbano, collega spesso ospite (anche noi abbiamo il diversity editor) che ieri a Stampa e regime di Radio radicale ha accusato un articolo del Foglio, il mio, di trattare il caso Salis non “alla stregua di un fatto di giustizia ma di un fatto di etica e morale”. Già qui sbagliando: lo trattavo come un fatto culturale e politico, poiché (anche) di questo si discute. “Strumentalizzando”. “Purtroppo”. “Diventa il caso di una partita di calcio”. Da non credere. Il pezzo infatti si occupava non di diritto e galere (di quello s’era scritto il giorno prima: il rassegnante ne sia informato) bensì di ideologia del ceto medio riflessivo, ma Barbano ha dato mostra di non intendere né il tema né il registro. “Il caso è ben altro”, ha sentenziato. Ma poiché ci sono più cose in cielo e in terra che nelle opinioni di Barbano, nulla vieta di parlare di un altro argomento, diverso ma non impertinente: la prevaricazione da cui nascono le violenze. “I liberali si definiscono dalle pregiudiziali”, sdottoreggia. Basterebbe definirsi dalla comprensione dei testi. “Lei cosa farebbe, Crippa?”. Maddai. L’accusa di “illiberalità” se la può riprendere. Era mattina presto, la prossima volta si svegli. (Per l’anagrafe: mi chiamo Maurizio).

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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"

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