LaPresse

contro mastro ciliegia

Sanremo senza Arcuri, vincono gli Extraliscio

Maurizio Crippa

Eh no, se volevano essere nazional-popolari dovevano invitare l'indimenticabile interprete di "Io, tu e le primule". Sennò è un Festival da liberisti da divano. Comunque è sicuro: vince la band di Elisabetta Sgarbi, lei non perde mai un premio

    Scrivendo attorno alle 19 di ieri sera, sono ragionevolmente certo che nel prosieguo di ieri sera non ho guardato Sanremo. Piuttosto della parodia nazional-istituzionale delle conferenze stampe senza pubblico e gli applausi registrati, mi sono guardato Juventus-Spezia, che tanto lo Stadium vuoto o pieno non fa differenza. Il problema non è che non mi piace, Sanremo. O che quest’anno se ne stanno chiusi dentro come al Grande Fratello o in un webinar del Bruno Leoni. O che a me piacciono solo le cose di nicchia e in caduta libera di (tele)voti: come il Pd insomma. No, è che quest’anno, proprio quest’anno, dovevano avere più coraggio. Essere vicini alla gente. Una volta Celentano si portò al Festival un coro degli alpini, e proprio adesso che un alpino è diventato la persona che salverà l’Italia si poteva osare qualcosa, no? Per dirla tutta: perché cavolo non hanno invitato Arcuri, l’indimenticabile interprete di Io, tu e le primule invece di Ibra? Sarebbe costato anche meno di Lady Gaga. Perché, se metti su un Festival per piacere al pubblico unificato, dimenticarsi proprio lui? Che vuole Amadeus, i liberisti da divano? Comunque, non ho visto e non ascolterò stasera, però lo dico: vincono gli Extraliscio. Per due motivi: fanno musica popolare, e li produce la Sgarbi. Il mix perfetto.

    • Maurizio Crippa
    • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

      E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"