Foto tratta da Facebook

contro mastro ciliegia

Don Pigi a Belo Horizonte

Maurizio Crippa

Questa è la storia di don Pigi Bernareggi, dei ragazzi suoi amici che lo salutarono cantando a Linate sessant'anni fa. Erano i primi giessini di don Giussani, lui andava in Brasile. Là sarebbe diventato sacerdote e là ha vissuto la sua vita. Una storia che dice molto, più oggi che neanche ieri

Queste poche righe, quasi private sebbene dedicate a un uomo che non ho conosciuto personalmente, vale la pena scriverle perché la sua storia, nel suo essere così poco conosciuta, e così poco notizia (muore così tanta gente, no?) ha qualcosa da dire a tutti. Soprattutto oggi, e non allora; soprattutto oggi che essere cristiani assomiglia spesso a essere da una parte o dall’altra di un campo di battaglia ideologico. Invece questa è una storia dall’altra parte del mondo. E’ la storia di don Pigi Bernareggi, che è morto ieri. Dopo una vita da sacerdote, o da missionario, in Brasile, a Belo Horizonte. Un giorno dei primi anni Sessanta all’aeroporto di Linate accadde una cosa mai vista. Una comitiva di liceali invase la pista, cantando, facendo girotondi, ridendo e anche piangendo per una partenza. Erano tre amici che partivano per il Brasile. Erano i primi giessini di don Giussani, Pigi era da poco laureato. Era il tempo del Concilio e loro volevano conoscere la chiesa viva, la chiesa in tutto il mondo. “Un bel giorno sono arrivati quelli di Belo Horizonte”, ha raccontato poco tempo fa don Bernareggi. Avevano bisogno non di rivoluzionari, ma di persone disposte ad andare là per servire la chiesa, e perciò tutti gli uomini. Gli altri due tornarono, lui rimase, fu ordinato sacerdote in Brasile, ha vissuto la sua vita lì. “Ed è così ancora oggi. Per questo mi occupo dei favelados e dei senza casa da quasi cinquant’anni. Quando partì i suoi amici composero e gli dedicarono una bella canzone. Rossa sera Belo Horizonte. Amici che non lo hanno mai conosciuto la cantano ancora. (Maurizio Crippa)

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"