Cervelli oscuri. Note su politica e liti di bottega

Maurizio Crippa

Chissà cosa direbbero quelli di Cuore sulla sede aperta da Salvini vicino a dove stava il Partito comunista

Passando di lì, nessuno si ricorda mai che sullo sprofondo del Teatro di Balbo furono accumulati nei secoli strati di città, che nel Medioevo divennero negozietti male illuminati che i salaci romani chiamarono Botteghe oscure. Poi strato su strato furono ricoperti, la strada salì alla luce e ne sorse infine un palazzone, che fu per decenni sede del Partito comunista e della libreria Rinascita. Ma già in quegli anni ormai lontani, quelli di Cuore avevano inventato una rubrica di gran successo e di delazione contro il declino terziario e commerciale del paese: “Botteghe oscure - Fotografa il negozio della tua città con con l’insegna più idiota”. L’allure togliattiana, insomma, era finita da mo’.

 

Ora Matteo Salvini, che mangia molto ma rimane digiuno di storia urbanistica e di satira sociale, ha deciso di aprire la sua sede proprio in Botteghe oscure, rivendicando persino “i valori di una certa sinistra che fu, quella di Berlinguer”. E chissà che direbbero i delatori di Cuore della nuova insegna di un partito che fu, ai tempi del Bossi, una birbona congrega di elettori bottegai. Salvini farebbe bene però a riflettere che qualcuno, giusto per gusto di satira politica, potrebbe chiedergli di illuminare finalmente la cassa: magari salterebbero fuori i famosi diamanti, o i 49 milioni. Invece il Pd, tra uno sprofondo storico e una lite di bottega, ha smarrito l’ironia e ha commentato, scespirianamente: “Orrore e pietà”. La politica italiana: cervelli oscuri.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"