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L’inquisito nello statuto

Salvini è arrivato dove nemmeno il Cavaliere, proprio lui, l’originale Silvio Berlusconi, con tutto il suo personalismo, era mai arrivato

Maurizio Crippa

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crippa@ilfoglio.it

20 Dicembre 2019 alle 06:00

L’inquisito nello statuto

Noi che per antico vizio siamo garantisti, anche con i politici, non ci si farebbe nemmeno caso. O più di tanto. Se non che fa venire da ridere, roba da star lì a vedere come andrà. Per quanto un po’ suonato come un pugile, dopo l’estate brava, tanto che persino le ragazzine ormai gli fanno il dito mentre ronfa in aereo, bisogna ammettere che Matteo Salvini è a suo modo un genio politico. Insomma è arrivato dove nemmeno il Cavaliere, proprio lui, l’originale Silvio Berlusconi, con tutto il suo personalismo, era mai arrivato: a mettere il nome dell’inquisito direttamente nello statuto. Il Cav. aveva dovuto fondarla, Forza Italia, e poi fare il presidente del Consiglio, prima che quelli scatenassero i pm. Ma il nome rimase intonso, una bella tonalità d’azzurro. Invece Salvini, che sabato a Milano trasformerà la gloriosa Lega nord per l’indipendenza della Padania del vecchio Umberto Bossi in una bad company, fonderà un nuovo partito, tutto suo come un mojito da succhiare, e lo chiamerà “Lega per Salvini premier”. Il primo partito della storia repubblicana ad avere non un inquisito in casa, e che sarà mai, ma proprio nello statuto. Wow.

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