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di Maurizio Crippa

Tonno subito. Meloni e Rizzo sgocciolano sul populismo

Chi ha contribuito a costruire il mito dell’apriscatole adesso che è fuori moda, fa il finto tonno
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27 AUG 19
Immagine di Tonno subito. Meloni e Rizzo sgocciolano sul populismo

Giorgia Meloni (Foto LaPresse)

Le metafore politiche, più sono cretine e più hanno successo. La scatoletta di tonno ci tormenta da anni. E’ una fissazione per populisti senza fantasia, e li appaia: Giorgia Meloni e Sergio Rizzo. Ogni volta che ricorre al video e alle metafore agroalimentari (#zucchinedimare), Giorgia Meloni carambola nel grottesco. Ieri è apparsa su Facebook con una scatoletta di tonno in mano, per denunciare la grama fine degli ex “apritori di scatolette di tonno”. “Ricordate quando il M5s voleva aprire il palazzo come se fosse una scatoletta di tonno? E’ successo che loro sono diventati il tonno. Si sono chiusi nella loro scatoletta e non ne vogliono più uscire… Il tonno è chiuso nel palazzo a trattare con il Pd”. Anziché dire, legittimamente, che è un accordo politico che non le piace, Meloni sa avanzare solo la caricatura di un ragionamento, secondo cui trattare per fare un governo sarebbe sbagliato. Viva la democrazia. Ma Meloni, per mestiere, fa politica. Molto peggio, e più significativo, è che Mr. Metà della Casta sia ammaliato dalla stessa immagine. Su Rep. Rizzo scrive: “L’età dell’innocenza del M5s si è del tutto esaurita… Sbarcato in massa nel Parlamento italiano, con l’unico obiettivo di ‘aprirlo come una scatoletta di tonno’, ha finito per integrarsi in pieno con il contenuto di quella scatoletta. Tonno, magari con qualche spina, ma sempre tonno”. Non può nemmeno venirgli in mente che essersi parlamentarizzata potrebbe essere un bene, per una forza antisistema. Perché Rizzo ha contribuito a costruirlo, il mito dell’apriscatole. E adesso che è fuori moda, fa il finto tonno.

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"Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E' responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"

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