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L’asilo a Messi

Il comune di Recanati ha inviato la tessera elettorale al campione argentino. La macchina della burocrazia, quando è bene oliata, ha una memoria di ferro

4 Maggio 2019 alle 06:00

L’asilo a Messi

Leo Messi esulta dopo il gol al Liverpool mercoledì scorso (Foto LaPresse)

Farsi iscrivere all’anagrafe in Italia, in tempi di Salvini che va in pellegrinaggio al filo spinato di Orbán, se non trovi un giudice a Bologna non è proprio una passeggiata di salute, si sa. Ma quella tessera elettorale tirata fuori dal Corriere ieri, e che certifica la perfetta oliatura della macchina comunale di Recanati, racconta anche un’altra storia, divertente e inutile come tante che riguardano i vip, ma con un insegnamento tutto suo. È la storia della tessera elettorale che il comune del fu conte Giacomo ha provveduto a stampare e recapitare a Leo Messi – l’altra notte assunto definitivamente nell’Infinito iperuranio del calcio. Si scopre così che la Pulce divina possiede anche un’altra, terrena natura: quella di essere cittadino anche di Recanati.

 

Dunque potrà votare, lui argentino, alle europee, a patto che scelga un partito della circoscrizione Centro in Italia (e chissà chi voterebbe, a Barcellona). Le origini della sua famiglia sono lì, all’ombra dell’ermo colle. E lui ovviamente non ci ha mai nemmeno pensato, di essere un marchigiano. Ma la macchina della burocrazia, quando è bene oliata, ha una memoria di ferro e non dimentica niente. Tutta poesia? Non proprio. Secondo il sindaco di Recanati fu il papà di Leo a chiedere, nel 2010, l’iscrizione nel registro dei recanatesi residenti all’estero. Non per amore di Leopardi, ma per poter far tesserare il calciatore come un cittadino europeo (questione di piccioli). Ma questo la storiella insegna, agli aspiranti italiani: che il decreto sicurezza di Salvini si può aggirare. Basta aver segnato, prima, almeno 600 gol in carriera.

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