Le urne di plexiglass

Maurizio Crippa

Per il M5s la lotta al voto di scambio passa dalle cabine trasparenti. Così "sarà più facile controllare che l’elettore non estragga dalla tasca una scheda già votata ricevuta ad esempio dal boss di turno"

I bei tempi andati, quando nell’urna Stalin non ci arrivava, e ti vedeva solo Dio. In futuro niente, è l’estetica del “Grande Fratello” applicata alla trasparenza politica. Alla Camera è passata, e adesso andrà al Senato, una proposta di legge per modificare le antiche tradizioni nei seggi elettorali. Ci saranno urne di plexiglass. Come possa aiutare a ridurre il voto di scambio l’uso delle urne in plexiglass, non si capisce: a meno di introdurre anche l’obbligo di ripiegare la scheda tenendo all’esterno la parte (un tempo) interna: quella con la X. Qualcosa di più, della geniale modifica della democrazia per via logistica, lo si capisce da come verranno modificate (se le opposizioni non si danno una mossa) le cabine: saranno composte di tre lati, e fin qui va bene, ma quello aperto sarà rivolto verso gli scrutatori (saranno dotati di binocolo?). Così “sarà più facile controllare che l’elettore non estragga dalla tasca una scheda già votata ricevuta ad esempio dal boss di turno, al quale egli dovrebbe consegnare quella ricevuta al seggio” (giuro che abbiamo letto proprio questa frase). Forse c’entra qualcosa anche la lotta all’immoralità: niente più possibilità, per l’elettore perverso, di molestarsi un minutino, al riparo da occhi indiscreti, in un orgasmo di partecipazione democratica. La proposta di legge, manco a dirlo, è di tale Dalila Nesci dei Cinque stelle. E così sempre più ci avviciniamo al “Libero Stato di Bananas”, quello in cui, per controllare meglio se i cittadini cambiavano come da disposizioni di legge la biancheria, si era stabilito che dovessero indossarla sopra i vestiti. Ma quello era Woody Allen, questo è Beppe Grillo.

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  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"