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L'inferno dei cantanti nella ridente Brianza

Paura e delirio in questa terra di nessuno peggio del 58esimo parallelo

Maurizio Crippa

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25 Novembre 2017 alle 06:00

L'inferno dei cantanti nella ridente Brianza

Iva Zanicchi a Music Farm 2005 (foto LaPresse)

Temo di averlo già scritto, che sono brianzolo. Ma è solo per dire che conosco i miei polli e il mio territorio, “una zona pericolosissima”, per lasciarlo dire a Iva Zanicchi, che abita a Lesmo. Che sarebbe una ridente collinetta a due passi da Villa San Martino, invece a lei hanno svaligiato casa sette volte e “ci sono le bande, sia italiane che straniere. Non soltanto gli ex slavi o albanesi”. L’altro giorno è toccata a Fausto Leali, anche lui abita a Lesmo, in questa terra di nessuno peggio del 58esimo parallelo. Gli hanno scavallato tutto, pure i Dischi d’oro. Tempo fa fu la volta di Francesco Facchinetti, vicino a Cantù. Giurava di volersi fare giustizia da solo, manco fosse a “X Factor”. A casa Celentano c’erano intrusioni di malviventi sconosciuti, nottetempo. Non rubavano niente ma alla Claudia le è venuta l’insonnia dallo stress. E dire che lì a due passi s’era rintanato pure Lucio Battisti buonanima, aveva una patologica mania per la sicurezza e viveva come un segregato in casa. Io lo conosco bene, quel territorio del diavolo, e mi chiedo: perché mai tutti i cantanti si rintanano proprio in Brianza, come balene spiaggiate? In questa landa per niente artistica e popolata di gente famosa per essere stonata? E più pericolosa di stare in California quando si sparavano Tupac Shakur e Notorious B.I.G., o di un rave party di metallari scombinati. Lasciatelo dire a me, che bazzico i paraggi: è l’irresistibile sirena di Berlusconi, quando canta ad Arcore.

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