Ci siamo liberati di Gabbani. Ma non eravamo ripartiti?

Maurizio Crippa

Era una settimana che ci facevano due palle così sulla vittoria di Francesco Gabbani con la sua Occidentali’s Karma all’Eurovision Song Contest, che se ve lo siete persi, non sapete che vi siete persi

Macron è un cervello italiano in fuga, forse persino Edouard Philippe è un Brunetta prestato alla Normandia, Massimo Carrera ha vinto il campionato putiniano, Antonio Conte quello antiputiniano di Abramovich, Chiara Ferragli ha più like di quanti voti abbia mai preso la Merkel, l’euro non lo abbiamo ancora salvato, ma l’idea di abolire le monetine da uno e due cent è venuta indubitabilmente a noi. Anzi, al Pd. Ogni volta che noi italiani si va all’estero, non solo è un trionfo: è proprio che il resto del pianeta era lì, in giubilante attesa, che arrivassimo a salvarlo. Il genio italico. O quantomeno lo Stellone, come dice qua sopra il mio amico Giuliano. Ragion per cui era una settimana, quindici giorni, che ci facevano due palle così sulla vittoria, ma che dico vittoria, incoronazione, di Francesco Gabbani con la sua Occidentali’s Karma all’Eurovision Song Contest, che se ve lo siete persi, non sapete che vi siete persi. Invece, a Kiev, il renziano a sua insaputa che sbancò Sanremo l’hanno menato peggio di un filorusso. E’ arrivato sesto e persino la scimmia gli ha detto addio: “E’ così che ti saluto, amico mio”. Ma gli italiani non s’arrendono, hanno il quid che li fa sentire migliori. Qualcuno ha dato la colpa a San Marino, per Fabio Fazio addirittura “è come se avessi vinto”. Del resto pure la Cassazione ha detto che gli stranieri devono adeguarsi al nostro modo di vivere, no? Forse ci siamo soltanto liberati di Gabbani e delle sue assonanze pirlone. Però che aspettano, nel resto del mondo, ad accorgersi che l’Italia è ripartita?

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"