Matteo Salvini presenta il suo libro "Secondo Matteo" (foto LaPresse)

Meglio “Secondo Matteo” che gli stracciatori di libri

Maurizio Crippa
La biografia di Matteo Salvini, fin dai tempi in cui cantava felice e in braghe corte a Pontida, non è esattamente quella di Erasmo da Rotterdam. E, a occhio e croce, deve nascondere meno curiosità di quelle di Roger Federer, Antonello Venditti o Francesco De Gregori che ci sollazzeranno nei mesi sotto l’ombrellone.

Ci risiamo. La biografia di Matteo Salvini, fin dai tempi in cui cantava felice e in braghe corte a Pontida, o in cui faceva l’agit-prop metropolitan-bossiano in Consiglio comunale di Milano, non è esattamente quella di Erasmo da Rotterdam. E, a occhio e croce, deve nascondere meno curiosità di quelle di Roger Federer, Antonello Venditti o Francesco De Gregori che ci sollazzeranno nei mesi sotto l’ombrellone. Ma che il libro che racconta la sua vita, e che ha un titolo facilone ma tutto sommato ironico, “Secondo Matteo”, debba essere stracciato e calpestato come nella più truce e becera delle parodie hitleriane, in una libreria di Bologna la Dotta, è cosa che fa incazzare e getta anche un po’ nello sconforto.

 

E anche, diciamolo, guadagna qualche simpatia allo schietto cazzaro neo-lepenista, che non sarà il nuovo Putin, ma non ha mai nemmeno torto un capello neppure a un rom di Quarto Oggiaro. Eppure ieri Salvini era a Bologna, come non gli vieta la Costituzione più bella del mondo, e come ogni volta i polverosi fuoricorso dei centri sociali dai nomi orridamente novecenteschi – Cua, Hobo, Làbas – gli hanno gridato “vattene” e “fuori i razzisti dalla zona universitaria” (nemmeno dall’università: dalla zona) e provato a impedirgli di parlare. Poi qualcuno s’è introdotto in una libreria (saranno sembrati elefanti in cristalleria) per mettere al rogo in effigie cartacea Salvini e il suo diritto a esistere. E qualcuno, scommetto, avrà tuittato gli hashtag #cultura e #democrazia.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"