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Non solo spread e cambio. Così Draghi rivoluziona i mercati finanziari

E’ appena iniziato oggi il piano di Quantitative easing, o allentamento quantitativo, della Banca centrale europea. Uno dei principali effetti di questa politica, come già stanno registrando da settimane media e analisti finanziari, è il contenimento del costo del debito pubblico dei paesi dell’euro.

9 Marzo 2015 alle 13:43

Non solo spread e cambio. Così Draghi rivoluziona i mercati finanziari

Stamattina è andata in onda, su Radio Radicale, come ogni lunedì, la mia rubrica "Oikonomia". Cliccando qui potete ascoltare l'audio (5 minuti), qui di seguito invece il testo.

 

E’ appena iniziato oggi il piano di Quantitative easing, o allentamento quantitativo, della Banca centrale europea. L’acquisto di titoli di stato dei paesi dell’Eurozona, lo abbiamo osservato più volte in questa rubrica, rientra fra quelle che vengono definite “politiche monetarie non convenzionali”. Uno dei principali effetti di questa politica, come già stanno registrando da settimane media e analisti finanziari, è il contenimento del costo del debito pubblico dei paesi dell’euro. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi, per esempio, la scorsa settimana è sceso sotto i 100 punti, addirittura arrivando a 90. L’altro effetto macroscopico che dovrebbe influire sulla ripresa dell’economia reale è il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro; avvicinarsi alla parità tra euro e dollaro, fra le altre cose, rende più convenienti le esportazioni del Vecchio continente.

 

Finora però è stata dedicata minore attenzione ad alcuni sconvolgimenti che le nuove scelte della Bce stanno provocando pure nel settore finanziario privato.

 

Di queste ore, per esempio, è la notizia che Berkshire Hathaway, holding americana guidata dal supermilionario 84enne Warren Buffett, il terzo uomo più ricco al mondo, sta pensando concretamente a come beneficiare della nuova situazione europea. Non soltanto seguendo da vicino alcune possibili acquisizioni industriali, ma, come ha rivelato la stampa americana lo scorso giovedì, pensando di finanziarsi grazie alla sua prima emissione di debito denominato in euro. In particolare la holding di Warren Buffett starebbe pianificando di raccogliere 3 miliardi di euro emettendo nuove obbligazioni nel nostro continente. In altre parole la società lancerà una richiesta di prestito nei confronti del pubblico di risparmiatori; a questi ultimi si proporrà di acquistare un’obbligazione; cioè quel titolo che, nella sua versione classica, attribuisce il diritto al pagamento di un interesse semestrale o annuale (le cosiddette “cedole”), più quello al rimborso del capitale, secondo una gradualità stabilita al momento dell’emissione. La novità, in questo caso, è che all’obbligazionista sarà richiesto di utilizzare degli euro per fare il prestito alla società “emittente”, Berkshire Hathaway in questo caso. Perché la società americana preferisce indebitarsi utilizzando la moneta unica e non il dollaro? Essenzialmente per approfittare della situazione di tassi d’interesse ultra bassi, generata dalle politiche espansive della Banca centrale europea, che rende meno oneroso diventare “debitori”. Non a caso in questa prima parte del 2015 sarebbero state numerose le società americane ad aver seguito la stessa strategia: i gruppi statunitensi hanno infatti già emesso bond in euro per un valore di 26,6 miliardi per finanziarsi in euro. Le società che più delle altre hanno fatto ricorso a questo schema sono Coca-Cola, Mondelez International (quella dei biscotti Oreo), e la Kellogg, oltre appunto a Berkshire Hathaway nei prossimi mesi.

 

Il comparto delle classiche obbligazioni con cedole non è l’unico a essere influenzato dalle politiche monetarie non convenzionali della Bce. Si registrano sommovimenti anche per le cosiddette “obbligazioni zero coupon”. Si tratta in questo caso di uno strumento finanziario che non prevede cedole e viene emesso a sconto: il valore della somma che l’obbligazionista presta alla società emittente, ovvero il prezzo di acquisto del titolo, è cioè inferiore al valore di rimborso del titolo. Non essendo previste cedole periodiche, la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di rimborso rappresenta la remunerazione per chi presta i fondi, e specularmente il costo per l’emittente. Adesso, proprio negli scorsi giorni, la società energetica francese Gdf Suez ha reso noto che ricorrerà a questo tipo di obbligazione zero coupon per raccogliere sul mercato 500 milioni di euro a due anni. Cosa c’entri con la politica monetaria ultra espansiva della Bce è presto detto. La Bce, la scorsa estate, ha introdotto un tasso d’interesse negativo di meno 0,2% sui depositi presso la stessa Eurotower; gli istituti bancari privati d’ora in poi dovranno dunque pagare per depositare a Francoforte la loro liquidità in eccesso; penalizzando i depositi improduttivi della banche, la Bce ritiene di incentivare le stesse banche a rimettere in circolo quella liquidità nell’economia reale, sostenendo famiglie e imprese.

 

Il fatto che oggi Gdf Suez ricorra a obbligazioni zero coupon, quindi senza cedole periodiche per blandire i risparmiatori-investitori, è reso possibile proprio da questo scenario oggi dominante; gli investitori infatti si stanno chiedendo: vogliamo tenere il nostro cash in depositi con tassi d’interesse negativi oppure investirlo su bond di società che molto difficilmente falliranno e che sono un pochino meno penalizzanti per noi? Così oggi assistiamo all’emissione da parte di una società privata, Gdf Suez, di una corposa obbligazione zero coupon; era addirittura dal 1999, da un’emissione di bond zero coupon per un valore di 150 milioni di euro da parte della Bmw, che non si vedeva qualcosa di simile. Allora l’euro era stato già adottato ma non era ancora in circolazione. Questo dà l’idea, ancora una volta, di quanto siano ramificati e profondi i cambiamenti impressi alla moneta unica dalle politiche della Bce di Mario Draghi.

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