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Quando Monti non c'è, le parti sociali ballano

6 Giugno 2013 alle 21:12

Con il governo Letta, è in corso una sorta Restaurazione in materia di politica economica? Pare di sì. L’atmosfera di restaurazione l’hanno fiutata per prime le “parti sociali”. Monti aveva messo in chiaro che “consociativismo” e “concertazione” erano roba vecchia. Erano inefficienti innanzitutto, considerati i ritmi accelerati dell’economia mondiale, e pure anti democratiche (chi lo rappresenta l’interesse generale? e gli outsider senza tessere?). Addio riunioni a Palazzo Chigi con industriali e sindacati che dettano la linea al governo, era il mantra. Adesso invece Confindustria, Cgil, Cisl e Uil hanno tirato un sospiro di sollievo. Il disboscamento dei tagli ai sussidi statali alle imprese è un dossier completamente imboscato. Poi in fretta, sotto elezioni, burocrazie industriali e sindacali si sono accordate tra loro per annacquare i criteri decisi da Monti per attivare gli sgravi sulla produttività: meno condizioni da rispettare, ora, più soldi pubblici da gestire. Con altrettanta fretta si sono trovati sulla rappresentanza in fabbrica, celebrando un “accordo storico” (sull’Unità come sul Sole 24 Ore) che completa l’ultima intesa corale, risalente guarda caso al giugno 2011, sempre nell’èra pre-tecnocratica. Se questo accordo storico risolleverà le sorti di padroni e lavoratori, lo vedremo presto. Dubitare è lecito.

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