cerca

La soluzione "alla Amato" contro il credit crunch

24 Aprile 2013 alle 09:12

Poniamo che Giuliano Amato torni a capo del Governo. Cosa farà per attenuare la strozzatura del credito in corso? Qualche idea, sul Repubblica di oggi, la offre l'economista-guru Nouriel Roubini, intervistato da Eugenio Occorsio: "Che partano finalmente i piani di infrastrutture e il progetto per l'occupazione giovanile finanziati dalla Banca europea degli investimenti. E' un organismo con grosse capacità economiche che non riesce a sbloccare le iniziative di sviluppo. E sapete cosa sospetto? Che accada così perché è gestito dai tedeschi". Sempre attorno al ruolo della Bei ruotava l'intervento sul Foglio di Stuart Holland, economista inglese che proprio Amato, nell'ultimo editoriale del Sole 24 Ore, ha indicato come suo "amico" e come autore di uno studio interessante in materia:

Nel 1993, quando consigliai a Jacques Delors la creazione di Eurobond attraverso un Fondo europeo d’investimenti per contrastare gli effetti deflattivi dei parametri di Maastricht su deficit e debito, mi rifeci proprio al precedente del New Deal. Già allora, come oggi, la Germania si opponeva ai bond comuni, ma Delors strappò la creazione del Fondo europeo d’investimenti (Fei), oggi istituzione sorella della Banca europea d’investimenti (Bei) nel Gruppo Bei. Successivamente, nel 1997, il dominio d’intervento della Bei fu esteso alle aree della sanità, dell’educazione, del rinnovamento urbanistico e della protezione ambientale. La Bei ha così quadruplicato, da allora fino al 2008, i suoi finanziamenti per gli investimenti, fino a oltre 80 miliardi di euro, più di quanto non faccia la Banca mondiale e per un ammontare pari ai due terzi delle risorse proprie della Commissione europea. Con l’inizio della crisi finanziaria, però, molti stati membri non hanno più potuto assicurare il cofinanziamento degli investimenti, il che ha posto sotto pressione il merito di credito della Bei, oggi “tripla A”, vitale soprattutto per le scelte dei fondi pensione. Eppure il Fei, istituzione sorella della Bei, può risolvere questo problema emettendo bond che attraggano i surplus finanziari da fondi sovrani come il Cic cinese (che ha pubblicamente dichiarato di preferire investimenti pubblici a lungo termine piuttosto che investimenti privati e a breve termine). Sia la Bei sia il Fei hanno confermato al Comitato economico e sociale europeo che il Fei potrebbe emettere bond senza che sia necessaria alcuna revisione del trattato o senza cambiare i loro statuti. Questa forma di cofinanziamento dei progetti della Bei potrebbe trasformarsi entro il 2020 in un’ulteriore quadruplicazione degli investimenti dell’istituto; con un andamento positivo di investimenti, occupazione, reddito e moltiplicatori fiscali, diventerebbe realtà anche il Programma europeo di ripresa economica.

Qui l'articolo integrale di Stuart Holland

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi