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Dal ministero alla Thatcher: "I lavoratori del mondo non piangono"

Un comunicato dell'Unione sindacale di Base (Usb) che circola in queste ore al ministero del Lavoro.

9 Aprile 2013 alle 21:27

Un comunicato dell'Unione sindacale di Base (Usb) che circola in queste ore al ministero del Lavoro. Molto (troppo?) onore per Sacconi e Fornero, pare.

La USB non condivide i giudizi postumi che tanta parte della politica nazionale e internazionale sta dando sull’operato della Thatcher facendola assurgere al ruolo di grande statista.

Margaret Thatcher è assurta invece a simbolo del capitalismo più sfrenato che non ha esitato a attaccare i lavoratori britannici per affermare gli interessi del capitale attraverso lo sfruttamento, i licenziamenti, la desertificazione di interi settori produttivi, la guerra.

La Thatcher è l’esempio a cui molti politici nostrani si sono ispirati per cercare, anche in Italia, di ripercorrere le stesse trame. In Gran Bretagna la lady di ferro ha dovuto distruggere il ruolo delle Trade Union per poter riuscire nel suo intento, in Italia Sacconi e la Fornero hanno operato con la piena complicità di Cgil, Cisl e Uil. In tutti e due i casi i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La Unione Sindacale di Base auspica che, anche simbolicamente, con la morte della Thatcher debba considerarsi finito un ciclo che ha visto il capitale esercitare la lotta di classe nei confronti dei lavoratori e se ne tragga un segnale per la ripresa delle lotte e del conflitto da condurre con i sindacati non complici e non compromessi con gli interessi del capitale.

Roma, 8 aprile 2013
Unione Sindacale di Base

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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