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Un uomo (non un esodato) si è suicidato

5 Aprile 2013 alle 23:38

L'ho già scritto nel post precedente, ma è bene ripeterlo: qui non si giudica la vicenda del triplo suicidio di Civitanova Marche (una tragedia, cos'altro?), si cerca di capire - più modestamente - come si stanno comportando i media di fronte al caso.

Qui trovate alcuni transcript dei principali telegiornali della Rai di oggi. Come vedrete, le versioni sono discordanti.

Dalle notizie che ho potuto raccogliere io, e che ammetto di non avere ancora potuto di verificare di persona, Romeo Dionisi non era un esodato
. Era un muratore, lavorava avendo aperto negli scorsi anni una Partita Iva, e aveva accumulato debiti di circa 8.000 euro nei confronti dell'Inps. Nel 2012, divenuto pensionabile, per via dei mancati contributi pagati non ha potuto però iniziare a ricevere il pagamento della pensione. Chi lo conosce ricorda che il signor Dionisi vantava a sua volta dei crediti verso imprese che navigavano in cattive acque. Ma il meccanismo ahimé non cambia. Per i lavoratori autonomi, come noto, funziona così: non c'è l'azienda che paga i contributi, non c'è quindi l'azienda contro la quale rivalersi in caso di morosità; se il lavoratore non paga i contributi, non riceve la pensione. La riforma Fornero delle pensioni (2011), in materia, non ha cambiato nulla. Dionisi non sarebbe stato un esodato, quindi, e chiunque faccia intendere che il ministro Fornero e il suo Governo abbiano delle "responsabilità" sembreremme sulla cattiva strada. Viene da chiedersi: perché? (To be continued...)

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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