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Ad Harvard un Giavazzi grillin-renziano

Quello che ha detto il prof. della Bocconi a un seminario a Boston

9 Marzo 2013 alle 11:27

Francesco Giavazzi, economista della Bocconi ed editorialista del Corriere della Sera, non è mai stato un grande fan dell'ex collega bocconiano Mario Monti. Certo, di fronte alle accuse di chi imputava al premier tecnico troppa austerity lo ha difeso, ma soprattutto per sostenere che nemmeno il governo dei professori ha sufficientemente ridotto la spesa pubblica in quest'ultimo anno. Ora, parlando a un seminario ad Harvard venerdì sera, Giavazzi ha esplicitato ancora di più il suo giudizio politico rispetto alla situazione attuale, abbandondando quel "distacco" che caratterizza i suoi pur puntuti editoriali sul quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli. Il suo intervento nell'ateneo di Boston, grossomodo, ha seguito il canovaccio anticipato al Foglio. Ma ecco i dettagli.

Il risultato del voto di due settimane fa? E' “il meglio che poteva accadere a questo paese”, dice il professore. L'unico modo per rompere l'equilibrio di un paese diviso tra un settore economico produttivo e concorrenziale sui mercati esteri, e un settore largamente inefficiente e prodotto dalle rendite. Silvio Berlusconi? "E' stato un imprenditore di successo, ma sempre in settori protetti dell'economia. Prima l'edilizia, poi i media e le assicurazioni, mai insomma in concorrenza con l'estero. Non sa cosa vuol dire, per esempio, esportare in Cina". Pier Luigi Bersani? "La sinistra è molto vicina ai sindacati e i sindacati sono forti nei settori protetti, quindi questa parte politica incontra dei limiti quando si tratta di aprire alla concorrenza l'economia. Bersani, da ministro, fece qualche timido tentativo nel senso delle liberalizzazioni, ma senza successo". Oggi però si può dire che "nemmeno Monti ha avuto successo. Non ha tagliato la spesa pubblica ed è stato sostanzialmente incapace di intaccare le rendite di posizione dei settori protetti. Un esempio: oggi l'Italia spende circa il 3 per cento del pil per i sussidi pubblici alle imprese, togliendo così risorse ai servizi sociali. Si è parlato per un anno di ridurre questi sussidi, ma nulla è stato fatto". Giavazzi lo sa bene, essendo stato consulente del governo per predisporre un piano di tagli poi rimasto chiuso nei cassetti.

Cosa potrebbe cambiare dunque "l'equilibrio" tra questi due poli dell'economia italiana? Giavazzi, al pubblico di professori, ricercatori e uomini del business riuniti ad Harvard ha così risposto: "Dopo questo choc, prevedo che tra giugno e ottobre avremo altre elezioni". Il successo dell'ex comico Grillo non lo preoccupa, anzi: "Così tanti italiani hanno votato Grillo non a causa del'austerity, ma perché non abbiamo mai avuto nella nostra storia un livello così alto e diffuso di corruzione". Nemmeno all'inizio degli anni 90, al tempo di Tangentopoli. Lo choc però potrebbe essere molto salutare per il sistema politico: "Ora la sinistra dovrà cambiare profondamente se non intende fermarsi al 25 per cento". Ecco in che modo: promuovendo a leader del Pd "il giovane sindaco di Firenze, Matteo Renzi, completamente al di fuori dalla solita tradizione della sinistra".

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