cerca

Provateci voi a fare il banchiere centrale così...

Mediando tra situazioni diverse come quelle italiana e tedesca, per esempio

19 Febbraio 2013 alle 17:52

Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, sta probabilmente avviando l'ennesima "mediazione diplomatica" all'interno dell'Eurozona. Se infatti l'economia di molti paesi, Italia inclusa, risente innanzitutto di un settore del credito bloccato, non dappertutto la situazione è identica. Più che gli ideali sulla Banca centrale che vorrebbero, dunque, le capitali dell'Eurozona hanno interessi divergenti (come spiegato oggi sul Foglio).

Da una parte, per esempio, c’è l’Italia, in cui i prestiti al settore privato non finanziario si sono ridotti di 38 miliardi nel 2012 (30 miliardi in meno, nello specifico, alle sole imprese private, da 895 a 865 miliardi). Dall’altra parte, però, c’è una Germania con il problema opposto rispetto al “credit crunch”. La Bundesbank, nel suo bollettino di febbraio, ha osservato che l’attività di prestito al settore privato domestico “ha segnato un ulteriore aumento”, trascinato soprattutto dal settore finanziario e delle famiglie, e questo nonostante un calo dei prestiti alle imprese nel quarto trimestre 2012. Secondo un’inchiesta di James Wilson sul Financial Times, addirittura, la concorrenza bancaria nel finanziare a tassi agevolati il “Mittelstand”, ovvero il tessuto di piccole e medie imprese teutoniche, sarebbe talmente sfrenata da annullare o quasi i margini di profitto degli istituti teutonici.

“Senza contare che i prestiti alle imprese tedesche vengono offerti a tassi inferiori, in media dell’1,5 per cento, rispetto a quelli italiani”, dice al Foglio Marco Onado, docente al dipartimento di Finanza dell’Università Bocconi. “Non è dunque un caso che la Germania non abbia tutta questa fretta di affrontare con soluzioni comuni il problema generale del credito in Europa – continua l’editorialista del Sole 24 Ore – Finora tutte le attenzioni si sono concentrate sulla necessaria 'robustezza' delle banche, ma tale condizione non è sufficiente per tornare a elargire credito. Come già in passato, prima di altre scelte straordinarie, Draghi vuole che siano i governi a fare la prima mossa”.

Cosa vuol dire? "Draghi in questo momento dice: 'Tutto quello che dovevo fare l'ho fatto'. E lo dice agli stessi politici dell'Unione europea che hanno approvato il budget comunitario più miope della storia dell'integrazione". Onado si riferisce a quello che il presidente del Consiglio Ue, Van Rompuy, ha definito eufemisticamente "un bilancio più snello", che prevede infatti - prima volta nella storia, come ha scritto tra gli altri Beda Romano sul Sole 24 Ore - un taglio del 3,5 per cento rispetto alle prospettive finanziarie del periodo 2007-2013. Eppure, stando alle indiscrezioni raccolte domenica da Federico Fubini sul Corriere della Sera, “da settimane i tecnici dell’Eurotower studiano un meccanismo simile al ‘funding for lending’ della Bank of England”, ovvero “prestiti alle banche espressamente finalizati a sostenere il credito a chi produce e dà lavoro”. Chiosa Onado: "I risultati di quello schema, in Inghilterra, non sono stati positivi come sperato. Anche perché non si può creare un vincolo troppo specifico per la liquidità fornita alle banche, che pure a volte hanno buone ragioni per non esporsi eccessivamente. Se i vincoli sono troppo specifici, si finisce per uscire dall'economia di mercato". Il problema vero, conclude il professore della Bocconi riferendosi ai dati sul credito, è che "ogni ogni leader pensa agli interessi di casa propria e soltanto poi a risolvere il problema comune. Così la Germania non ha fretta, come dimostra la facilità con la quale si finanziano le imprese teuoniche. E paradossalmente anche paesi come la Spagna, a costo di celare per molto tempo le difficoltà di loro istituti, come nel caso di Bankia, preferiscono lavare i panni sporchi in casa".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi