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Made in Italy contraffatto e snaturato

Attività florida e camaleontica, la contraffazione corre veloce su web e colpisce, snaturandolo, il Made in Italy con prodotti formalmente italiani ma che di nostrano contengono sempre meno.

di Alessia Perfetti

9 Febbraio 2013 alle 09:00

Attività florida e camaleontica, la contraffazione corre veloce su web e colpisce, snaturandolo, il Made in Italy con prodotti formalmente italiani ma che di nostrano contengono sempre meno.

Un mercato, quello del falso, stimato intorno ai 7 miliardi di euro, con oltre 105 milioni di prodotti contraffatti e pericolosi sequestrati dalle Fiamme Gialle solo nel 2012. Quanto il danno sia grave lo dimostra il fatto che il nostro sia stato l'unico parlamento in Europa ad aver istituito una commissione d'inchiesta sull'argomento, anche se, da quanto emerso dalla presentazione della relazione conclusiva, il problema non fa certo parte del sentire comune. Che i soldi spesi alla bancarella vadano ad arricchire mani criminali, poco interessa a consumatori impoveriti da tasse e crisi, attratti da copie pressoché perfette di ogni genere di prodotto, non più solo griffato o di lusso. Eppure la criminalità organizzata trae solo dal traffico di dvd pirata un profitto superiore rispetto a quello derivante dalle droghe leggere, per via delle sanzioni meno severe, e utilizza sempre più internet per lo smercio di prodotti contraffatti.

"E' necessario un intervento sinergico a livello europeo, nonché una modifica della normativa comunitaria sui prodotti agroalimentari", spiega la vicepresidente della commissione, Deborah Bergamini. Cosa stiamo veramente mangiando, infatti, non è dato saperlo, visto che, ad eccezione dei marchi Dop, Igp e simili, per prodottifiniti Made in Italy reperibili sullo scaffale di un supermercato, o esportati all'estero, possono essere utilizzati ingredienti provenienti da coltivazioni o allevamenti situati in tutto il mondo. Lo si deduce dalla quantità in aumento di materie prime e semilavorati importati, superiori a quelli esportati.

Accanto a vere e proprie situazioni illecite di falsa etichettatura, emergono tecniche di mercato ambigue, complice la normativa europea, che non impone per tutti i prodotti un'etichettatura con indicazione di origine geografica completa degli ingredienti utilizzati, a vantaggio delle grandi multinazionali e con buona pace per la qualità tipica del prodotto italiano. 

di Alessia Perfetti

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