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Anche i tedeschi non sopportano il canone

Il canone televisivo non è mal sopportato (ed evaso) soltanto in Italia. Persino nella rigorosissima Germania si fa a gara a schivare il balzello

11 Gennaio 2013 alle 19:21

 

Il canone televisivo non è mal visto (ed evaso) soltanto in Italia. Persino nella rigorosissima Germania si fa a gara, in particolare tra gli studenti universitari, a schivare il balzello. Balzello che nella Repubblica federale ha (o meglio, aveva) un nome minaccioso: GEZ-Gebühr. Fino alla fine del 2012 andava pagato sulla base del numero di apparecchi presenti in un nucleo familiare. Molto discussa era stata l’ipotesi che pagassero anche i proprietari di soli computer, che, connettendosi, avrebbero potuto usufruire dei servizi offerti dal duopolio pubblico formato da Ard e Zdf.

Dal 1 gennaio 2013 il sistema cambia e la GEZ-Gebühr si trasforma in Rundfunkbeitrag, ossia in un contributo obbligatorio (una tassa insomma) per sovvenzionare il settore radiotelevisivo pubblico. Per aumentare le proprie entrate, le due emittenti hanno infatti previsto il pagamento di circa 18 euro al mese per ogni nucleo familiare, indipendentemente dai suoi membri o dagli apparecchi posseduti. Particolarmente colpiti saranno però gli immobili commerciali delle grande imprese, che, a differenza del caso italiano, già pagavano la tassa. Stando ad alcuni calcoli pubblicati dalla stampatedesca, per le sue millecinquecento filiali, la catena Rossmann dovrebbe pagare circa il 1.300 per cento in più rispetto al regime in vigore fino all'anno scorso.

Di qui il ricorso della società, ufficializzato ieri, di fronte al Tribunale costituzionale del Land bavarese. Ad oggi circa due tedeschi su tre sono contrari alla nuova gabella. Nella primavera del 2011 l’Ard, per tentare di renderne popolare il pagamento, aveva tappezzato le città di manifesti pubblicitari con foto di Silvio Berlusconi e lo slogan: "Una democrazia è forte quanto i suoi media". A quanto pare, però, finora i tedeschi si sono rivelati più maturi di chi li vuole costringere alla ginnastica dell’obbedienza.  

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