cerca

Bersani faccia una “clintonata”, preferisca Monti a Fassina

Che cos’è una clintonata? E’ una manovra politica ardita che una forza politica di sinistra mette in atto quando prende gli elementi positivi e innovativi degli altri, li fa suoi, li realizza migliorandoli, se ne attribuisce il merito e procede poi a mietere successi elettorali.

di Aldo Rustichini, docente di Politica economica presso l’Università del Minnesota. Con l’economista Pietro Reichlin ha appena pubblicato “Pensare a sinistra” per Laterza

29 Dicembre 2012 alle 09:08

Pierluigi Bersani ci stupisca e faccia una "clintonata". Che cos’è una clintonata? E’ una manovra politica ardita che una forza politica di sinistra mette in atto quando prende gli elementi positivi e innovativi degli altri, li fa suoi, li realizza migliorandoli, se ne attribuisce il merito e procede poi a mietere successi elettorali. Una manovra come quella che fece Bill Clinton dopo le elezioni del 94, quando prese gli elementi di riforma del welfare state, li fece suoi, e pose le basi (insieme ad altri fattori che la fortuna gli porse benevola) per il boom degli anni 90. Bersani dovrebbe farlo, anche perché non ha buone alternative.

Dopo l’ascesa in politica di Mario Monti, il segretario del Pd si trova di fronte due programmi: uno formalmente suo ma ispirato dal consigliere economico Stefano Fassina, e l’altro espresso nell’agenda di Monti. A domanda diretta su cosa pensasse dei meriti relativi di questi programmi, lui ha risposto facendo l’encomio di entrambi, ricordando il rispetto di che il Pd ha dimostrato a Monti e notando che il suo programma ha “un di più” di molte cose buone: più lavoro, più equità, più diritti. In una campagna elettorale questa strategia di mediazione sarà fallimentare. I due programmi sono incompatibili per filosofia e per implicazioni politiche. Una via intermedia fra Fassina e Monti non c’è, perché il primo dei due è irrealizzabile.

Non lo è perché l’Italia non è affatto fuori dal tunnel, e c’è ancora la possibilità di un esito catastrofico della crisi economica. Ci sono stati miglioramenti, ma problemi enormi rimangono, di breve e di lungo periodo. Fra i primi quello della situazione di bilancio delle banche, argomento di cui - cosa preoccupante, questa – nell’agenda di Monti non si parla. Tutte le banche europee dopo i provvedimenti espansivi della Banca centrale europea hanno trovato il modo di non liberarsi del debito. Negli Stati Uniti questa riduzione del livello d’indebitamento (deleveraging) è iniziata, seppure con prudenza. Andrà avviata anche in Italia. Un secondo problema è l’evoluzione demografica. Lo stato sociale creato negli anni 70 aveva l’impulso di un boom demografico. Oggi l’Italia ha raggiunto il massimo della popolazione, le condizioni per lo stato sociale degli anni 70 sono finite per sempre.

L’agenda di Monti di questi fatti prende atto, anche se non ne parla. E’ vaga e ha pochi numeri. Verissimo, anche se qualche numero c’è e fa pensare: per esempio dire in una pagina che il debito pubblico costa 75 miliardi di euro l’anno solo di interessi, e nella successiva che la spending review ha permesso di risparmiarne 12, è il modo più efficace per dire che la spending review non basta. Ma i manifesti politici devono comunicare idee, principi ispiratori.

Dunque, di fronte a due programmi incompatibili, Bersani non vuole riconoscere il dilemma. Però, non riconoscendolo, rischia di perdere un’occasione storica. Dopo aver vinto le primarie del PD, aveva detto che ora era arrivato il tempo di guardare ai giovani, e fece bene. C’è un 39,1 per cento di sostenitori del PD, molti giovani, che non ne possono più sia della vecchia classe dirigente in politica sia della vecchia generazione nella società, che vedono come una delle cause dei loro mali. Nell’agenda Monti ci sono elementi per parlare a questo spezzone si società. Per esempio l’agenda ha sulla scuola elementi semi-rivoluzionari. Sostiene l’Invalsi, un’ottima istituzione che ci offre una misura della qualità dell’insegnamento nelle scuole e che ci potrà dire come la qualità dell’istruzione varia nelle diverse regioni geografiche o perfino tra singoli insegnanti. E poi Monti trae anche la conclusione di cosa fare con questi dati: “Meccanismi di incentivazione di dirigenti scolastici e insegnanti’’. Se si fa lo stesso nell’Università, avremo le basi per un sistema educativo efficace, cioè l’unica garanzia per i giovani di domani di avere spazio in un mercato mondiale. Forse in una notte insonne Bersani avrà un’ispirazione e vedrà con chiarezza quello che deve fare. Se la ripresa comincia nel 2013/14, con una riforma del mercato del lavoro che permette l’ingresso ai giovani sarà così riuscito a conciliare l'interesse del paese e quello del partito. Ci stupisca, segretario.

di Aldo Rustichini
Docente di Politica economica presso l’Università del Minnesota. Con l’economista Pietro Reichlin ha appena pubblicato “Pensare a sinistra” per Laterza.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi