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La rivolta di Atlante all’europea

Depardieu come Galt, eroe libertario di Ayn Rand (ma sussidiato)

di Emmanuel Martin

20 Dicembre 2012 alle 19:22

In questi giorni la notizia di primo piano dei giornali francesi è stata l’esilio fiscale di Gérard Depardieu a Nechin, in Belgio.  Il primo ministro Jean-Marc Ayrault ha definito “miserabile” il comportamento della stella cinematografica. Depardieu, che ha notoriamente interpretato Obelix, il grosso amico gallico di Asterix che trasportava menhir – pietre giganti – sulla schiena e che qualche volta le scagliava sui romani, ha risposto e lo ha fatto con un tono che sa di John Galt, il famoso personaggio di Ayn Rand. Gérard è in rivolta.

Depardieu inizia con il dire che ciò che è veramente “miserabile” è definire tale il suo comportamento. Anche se non intende giustificare le molte ragioni della sua scelta, egli chiarisce che se ne va dopo aver pagato l’85 per cento delle tasse sul proprio reddito quest’anno e 145 milioni di euro nella sua intera vita; se ne va perché il primo ministro francese considera che “il successo, la creatività e il talento, in pratica la differenza, vadano puniti”.  Ricorda quindi al primo ministro Jean-Marc Ayrault di aver fondato aziende che danno lavoro a 80 persone. Depardieu dice di esser pronto a riconsegnare il suo passaporto francese e la tessera della previdenza sociale (per il sistema sanitario pubblico) che sostiene di non aver mai usato.

Una lettera importante. In primo luogo perché grazie a un grande attore le categorie degli incentivi e delle conseguenze involontarie (ma altamente prevedibili) di certe scelte fiscali entreranno probabilmente nella consapevolezza della classe politica francese, statalista  tanto a destra quanto a sinistra. L’imposizione di una imposta sul reddito del 75 per cento sulla parte al di sopra del milione di euro ha certamente conseguenze sugli incentivi alle persone ricche e creative. Hollande e la sua squadra potrebbero dire che è “poco” perché, come notoriamente il presidente francese ha detto una volta, egli non “ama i ricchi”; il fatto è che non si promuove il progresso economico colpendo le menti creative e di successo. Queste sono politiche obsolete e collettiviste basate sull’invidia e sulla persecuzione: sono efficaci solo a creare divisione e a uccidere la gallina dalle uova d’oro e, dunque, a generare un aumento della povertà. In secondo luogo la lettera è importante perché Depardieu sottolinea il fatto che egli è europeo, “un cittadino del mondo”, e che resta “un uomo libero”. Sta dicendo quindi che grazie alla globalizzazione siamo liberi di scappare dal pugno distruttivo di un certo governo. La concorrenza istituzionale, soprattutto quella fiscale, è una caratteristica essenziale della nostra libertà: è fondamentale che le persone possano scegliere “votare con i piedi”, di andarsene. Naturalmente i politici europei, in particolare quelli francesi, sono troppo ansiosi di sopprimere questa libertà, ancora una volta in nome della giustizia, dell’uniformità, dell’uguaglianza, della solidarietà e così via.

Ora, per essere completamente equi sulla “rivolta di Depardieu”, c’è un piccolo fatto da considerare, cioè che i sussidi statali per l’industria del cinema in Francia hanno probabilmente aiutato in maniera indiretta quest’uomo a diventare famoso e ricco, anche se nel complesso avrà pagato molto di più di quello che ha ricevuto, e alla fine deve molto al talento personale. Depardieu non è dunque un John Galt allo stato puro. Ma il suo è un buon inizio.

di Emmanuel Martin

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