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E se Monti bluffasse un po' sul pareggio di bilancio?

La domanda è tra le righe di un discorso del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino

4 Ottobre 2012 alle 14:15

Dell'audizione in Parlamento del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, in materia di Documento di economia e finanza (Def), abbiamo letto tutto o quasi. Giampaolino non ci è andato per il sottile, descrivendo con molta enfasi e molti numeri il "cortocircuito" in corso tra manovre restrittive sui conti e possibilità di ripresa del pil.

Ma non è questo il passaggio del discorso di Giampaolino che dovrebbe preoccupare di più il governo. D'altronde lo stesso esecutivo, come riconosciuto dalla Corte dei Conti, aveva già preventivato un effetto depressivo delle sue manovre sui conti pubblici. Allora cosa c'è di preoccupante nella relazione di Giampaolino? Il fatto che il presidente della Corte faccia balenare il dubbio che l'esecutivo non ce la stia raccontando giusta sull'obiettivo del pareggio di bilancio da raggiungere entro il 2013:

La Nota provvede a depurare le grandezze di finanza pubblica dagli effetti del ciclo economico, attraverso il calcolo del cosiddetto indebitamento netto strutturale. Ciò permette al Governo di dichiarare il rispetto degli obiettivi programmatici: con un avanzo atteso pari allo 0,2 per cento del Pil nel 2013, il saldo strutturale soddisfa infatti le condizioni di pareggio di bilancio, che le procedure europee misurano appunto in termini strutturali e non nominali.

Non dovrebbe quindi rivelarsi necessaria una nuova manovra di correzione dei conti pubblici, che l’economia potrebbe difficilmente sostenere. Va tuttavia sottolineato che, quando indotta da misure di politica economica, la flessione dei livelli di attività assume natura discrezionale, laddove la depurazione dagli effetti ciclici dovrebbe, a rigore, applicarsi solo in presenza di perturbazioni aventi natura esogena e casuale.

Come dire che se sono le politiche di Monti ad aggravare la recessione in corso, Roma non potrà poi chiedere all'Europa di chiudere un occhio sulle difficoltà di azzerare il rapporto deficit/pil.

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