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Ecco cosa pensa Marcegaglia del caso Marchionne

20 Settembre 2012 alle 17:51

"Sono già troppi quelli che parlano di Fiat", è stato oggi il commento dell'ex presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, sul dibattito aperto sul Lingotto. Lo ha detto a margine della giunta dell'Associazione degli industriali. D'altronde, in questi giorni, è stata tutta l'associazione di Viale dell'Astronomia a mantenere un atteggiamento atarassico rispetto alle polemiche suscitate dall'ad di Fiat, Sergio Marchionne, che l'anno scorso decise di abbandonare l'associazione del patronat. Per questo, a sentir parlare di ridimensionamento del piano industriale "Fabbrica Italia", c’è chi oggi in Confindustria rivendica – senza dirlo pubblicamente – che il tempo è galantuomo e che le polemiche sul piano “Fabbrica Italia” tra 2010 e 2011 furono strumentali.

Come detto sopra, in particolare è l’ex presidente di Viale dell’Astronomia, Marcegaglia, a mantenere per ora un assoluto silenzio. A chi però privatamente le chiede in queste ore cosa pensi della vicenda, fa solo capire di avere previsto tutto da tempo, quantomeno dal faccia a faccia che ci fu a New York nel dicembre 2010, quando il manager italo-canadese le avrebbe detto: “Dammi una sola ragione perché debba investire di più in Italia”. Ieri la Cgia di Mestre ha rilasciato una stima degli aiuti erogati dallo stato a Fiat dal 1977: 7,6 miliardi di euro, 6,2 dei quali sono stati investiti dall’azienda, pari al 73 per cento.
 

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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