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Schäffler e Tofall: "Anche le banche devono poter fallire"

L'intervento di Frank Schäffler (deputato dell’FDP al Bundestag) e Norbert Tofall (membro della Friedrich von Hayek Gesellschaft)

17 Agosto 2012 alle 21:00

Questo intervento, tradotto da Giovanni Boggero, è pubblicato in contemporanea sul sito dell'Istituto Bruno Leoni

Da un lato la decisione del G20 del novembre 2008
, con la quale si è impedito che banche a rilevanza sistemica potessero andare a fondo; dall’altro, i provvedimenti sbagliati presi da governi e banche centrali per uscire dalla crisi. E’ la combinazione tra questi due fattori ad aver garantito alle nostre banche già iper-indebitate un potere di ricatto che ha loro consentito di escludere ogni responsabilità per i rischi assunti. Tale esclusione di responsabilità è in palese contraddizione con i principi dell’economia di mercato e dello Stato di diritto. Il potere di ricatto delle banche consiste nel minacciare che il settore bancario e finanziario, nonché l’intero sistema dei pagamenti possano andare in tilt, qualora una banca a rilevanza sistemica vada incontro all’insolvenza. A questa conclusione affrettata si è ormai soliti giungere nella nostra società, visto che, presi dalla paura, ci siamo disabituati a pensare in termini di Ordnungspolitik. Il potere di ricatto delle banche può tuttavia essere eliminato, se si separa il problema della salvaguardia del sistema dei pagamenti dal problema dell’insolvenza bancaria.

Primo. Va rivista la decisione del G20 con la quale si è impedito che banche a rilevanza sistemica potessero andare a fondo. Secondo. I governi devono reagire alla minaccia delle banche di presentare un’istanza di stato di insolvenza in tribunale con un bel “Fate pure!”. Un’economia di mercato senza insolvenza non è un’economia di mercato. Per le banche deve valere il diritto che vale per tutte le altre imprese. Terzo. Lo Stato garantisce per tutti i depositi privati presso la banca insolvente e per i crediti erogati ad imprese dell’economia reale. Non verranno garantiti invece gli obblighi di pagamento della banca insolvente nei confronti di altre banche che non toccano i conti corrente dei clienti di queste ultime. Quarto: un curatore fallimentare rileverà la guida della banca insolvente e assicurerà che siano portati a termine tutti i pagamenti coperti da garanzia statale. Il rifinanziamento per tali pagamenti avverrà, come accade anche ora, attraverso la banca centrale.

Il sistema dei pagamenti verrà quindi salvaguardato, se si rispetteranno questi quattro principi fondamentali. Infatti, un’istanza di stato di insolvenza non significa automaticamente che i computer della banca saranno spenti e il personale licenziato. Attraverso un’istanza di stato di insolvenza si procede alla sua liquidazione controllata. Il sistema dei pagamenti non va in tilt per via di un’istanza di stato di insolvenza, se si impedisce che ci vada e se si modifica adeguatamente la legge sulla concessione del credito. La corsa agli sportelli si eviterà, se lo Stato assicurerà i depositi per certi pagamenti e se un tale scenario sarà comunicato dai mass-media in maniera tale che nessuno possa aver paura della dichiarazione di insolvenza da parte di Deutsche Bank, UBS o Hypo Real Estate. D’altra parte, i dieci euro che conserviamo nel portafoglio non corrispondono ad altro se non ad una garanzia statale e non si distinguono dai depositi. Nessun risparmiatore ha in effetti alcun vantaggio a ritirare il denaro che ha depositato in banca. Decisivo è che il sistema dei pagamenti non vada in tilt e che il risparmiatore sappia che i propri risparmi non si polverizzeranno per via di un’insolvenza. Diventerà a questo punto irrilevante che i 10 euro siano conservati nel portafoglio o siano investiti in banca.
Nello scenario descritto è escluso che lo Stato possa farsi carico di tutti gli obblighi di pagamento della banca insolvente. Naturalmente tale limitazione della garanzia può comportare che l’insolvenza della banca A trascini verso l’insolvenza anche la banca B. Anche per la banca B valgono i quattro principi fondamentali di cui sopra, in modo tale che i pagamenti dei clienti della banca B ad altre banche siano garantiti. Dal momento che anche una banca C e altre banche potranno dichiarare la bancarotta per via dell’insolvenza della banca A e della banca B, potrà anche accadere che l’intero sistema bancario a riserva frazionaria dovrà essere liquidato, senza però che il sistema dei pagamenti vada in tilt.

Potrebbe anzi addirittura prodursi un effetto-domino positivo che costringerà altri Stati, per via dell’integrazione finanziaria della nostra economia, a seguire l’esempio della liquidazione controllata di banche iper-indebitate attraverso la salvaguardia del sistema dei pagamenti. Gran parte del denaro e del credito che era stato creato dal nulla da precedenti transazioni interbancarie, ora escluse dalla garanzia statale, ritornerebbe nel nulla. In particolare, gli asset tossici che oggi sono detenuti dalle cd. bad bank sarebbero annientati. Le banche un tempo iper-indebitate ed ora liquidate potranno infine essere vendute. In particolare, sarebbe possibile dar vita ad un nuovo sistema monetario diverso da quello attuale basato sulla riserva frazionaria senza mettere in crisi il sistema dei pagamenti. In questo modo il potere ricattatorio delle banche sarebbe eliminato e in Europa si potrebbe tornare a ragionare in termini di Ordnungspolitik.

di Frank Schäffler (deputato dell’FDP al Bundestag) e Norbert Tofall (membro della Friedrich von Hayek Gesellschaft)

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