cerca

INDISCRETO - E se Monti potesse trattare ben poco?

Viste le posizioni che alcuni alti dirigenti della Bce vanno sostenendo in giro per il mondo...

7 Luglio 2012 alle 15:51

Lunedì c'è un'attesa riunione dell'Eurogruppo, nella quale si decideranno tra l'altro i dettagli del meccanismo anti spread stabilito al vertice del 28-29 giugno e fortemente voluto dall'Italia. Mario Monti, però, potrebbe avere molti meno margini di manovra di quanto non si prevedesse fino a qualche giorno fa. Non soltanto perché la Finlandia è arrivata a minacciare (seppure con mille distinguo) l'uscita dall'euro, segnalando così il malumore dei cosiddetti "paesi virtuosi" rispetto a ogni condivisione di sovranità e rischi. Ma anche perché a non battere ciglio per ora è la Banca centrale europea (Bce).

Mario Draghi, sia chiaro, ci ha messo del suo in questa fase per risolvere la crisi dell'Eurozona, al punto da abbassare questa settimana i tassi di riferimento sotto l'1 per cento, prima volta nella storia della moneta unica. Solo che non si è spinto in là fino ad avallare una licenza bancaria per l'ESM, ovvero il Fondo salva stati permanente che dovrebbe intervenire - secondo i piani di Monti - ogni volta che i rendimenti sul debito di un paese schizzassero troppo in altro. Senza licenza bancaria, però, le risorse dell'ESM paiono troppo limitate per rassicurare i mercati.

Eppure un paese come l'Italia, con il deficit pubblico vicino allo zero e le riforme strutturali in corso - è il ragionamento di Palazzo Chigi - dovrebbe essere aiutato dall'UE nel limitare il contagio dello spread che non dipende direttamente o soltanto dai suoi problemi domestici. Che gli investitori chiedano un interesse del 6% su un titolo Btp decennale, come accaduto venerdì, è assurdo, sostengono sempre a Palazzo Chigi.

Di tutt'altro avviso, secondo alcune indiscrezioni raccolte da Contrarian, sono alti dirigenti della Bce: a un convegno che si sta tenendo in queste ore a Cartagena (in Colombia), infatti, con la presenza di banchieri centrali dell'area centro-sudamericana, un rappresentante dell'Istituto di Francoforte ha parlato lasciando di stucco gli altri partecipanti. A chi gli chiedeva conto della differenza dei rendimenti sul debito giapponese e italiano, facendo intendere che forse la distanza tra una moneta sostenuta da un prestatore di ultima istanza per gli stati e una moneta sguarnita di prestatore di ultima istanza si inizia a far sentire, questo alto dirigente della Bce ha replicato in maniera sorprendente. Ha sostenuto infatti che Roma non è per nulla assimilabile a Tokyo (e questo nonostante le sue stesse slide dimostrassero che l'Italia ha obiettivi di rientro dei conti pubblici molto più realistici), e ha detto che in fondo pagare il 6 per cento di rendimento sui titoli decennali è il giusto prezzo da corrispondere "per il debito di un Paese emergente", situazione in qualche modo più vicina a quella del nostro paese di quanto non sia quella giapponese. Questo - sottolineo - il rappresentante della Bce lo avrebbe ripetuto di fronte a banchieri centrali americani e a rappresentanti delle maggiori organizzazioni internazionali di tutto il pianeta.

Ok, ma se il prezzo è giusto (cit.) e ai piani alti della Bce la pensano così, allora Monti di quale meccanismo anti spread dovrà o potrà trattare lunedì?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi