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Presto il blog a un lettore. Ecco cosa dice

Commentatori da tenere da conto

24 Giugno 2012 alle 01:32

Moreno Lupi, un lettore, ha lasciato un commento al post precedente. Credo sia condivisibilissimo, scritto bene e decisamente pertinente. Per ringraziare lui - e tutti i (pochi) lettori di questo blog - e per fare un favore a voi, ecco che lo ripubblico integralmente qui:

Dall'Unità in poi, l'economia italiana non è mai stata i grado, globalmente, di assorbire e soddisfare la domanda di lavoro dei cittadini. La politica della gestione del problema è stata assunta, periodo fascista compreso, dallo Stato centrale, favorendo l'emigrazione, pochissimo o nulla il ritorno e poi creando un apparato pubblico, che libero da vincoli di bilancio, potesse calmierare la situazione. Ferrovie, Poste, Sanità, Scuola e Università, enti pubblici fantasiosi, Comuni e Province e poi Regioni, hanno garantito un'accettabile pace sociale. Con due pecche intrinseche: uno stato vegetativo permanente per la grande economia produttiva e la necessità di fare debiti. N’è generata una cultura del mercato del lavoro corporativa, rigida, ipergarantista per alcuni settori, sindacalizzata ideologicamente e chiusa a riccio nell'ambito nazionale, in sintesi squilibrata e impreparata ad affrontare i nuovi temi posti dall'economia globalizzata. Smaltire, rimodellare una simile impostazione culturale è difficilissimo, anche perché, di riffa o di raffa, tutti, imprese, politica, pubblica amministrazione, lavoratori e sindacati, ne sono stati partecipi e, in gran parte ne sono ancora. Viene da dire, col pessimismo della ragione che è quasi inevitabile che la malattia faccia il suo corso e perda virulenza. Non c'è terapia che tenga se il paziente la rifiuta. Il problema di fondo è sopravvivere mentre la malattia fa il suo corso. Moreno Lupi

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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