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Merkel sta accettando l’Ue politica, ma ha paura di dirlo

La crisi spinge verso la costituzionalizzazione dell'Ue. Il nuovo Fondo salva stati e le tesi del prof. Napolitano

19 Maggio 2012 alle 17:36

Una maggiore integrazione politica dell’Europa per fare fronte alla speculazione internazionale potrebbe essere più vicina di quanto comunemente si creda, addirittura già in atto seppure in maniera dissimulata. E’ quanto emerge da uno studio, in uscita in questi giorni sul Giornale di Diritto amministrativo e presentato in un seminario alla Luiss, che porta la firma di Giulio Napolitano, ordinario di Diritto pubblico e Analisi economica del diritto all’Università di Roma Tre. Non siamo ancora al “momento da Alexander Hamilton” auspicato per l’Unione europea da Paul Volcker, ex governatore della Fed americana, ma Napolitano scorge il virus federalista nel Meccanismo europeo di stabilità (Mes), nuova leva della governance economica comunitaria.

Cos’è il Mes, innanzitutto? Si tratta del Fondo salva stati istituito per prendere il posto dell’attuale European Financial Stability Facility (Efsf) a partire dal 1° luglio di quest’anno. “La sua nascita – spiega lo studio – si inserisce nell’ambito di una più complessiva intesa politico-istituzionale sulla riforma della governance continentale, che prevede l’adesione degli stati contraenti al Fiscal compact”. L’arcigno Patto voluto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel prevede vincoli per deficit e debito pubblico degli stati membri, ma allo stesso tempo istituisce “un meccanismo permanente di assicurazione collettiva”. Detto altrimenti: chi rispetterà le nuove e virtuose regole di bilancio, potrà contare in futuro sul sostegno del nuovo Fondo salva stati, un meccanismo con un capitale sottoscritto di 700 miliardi di euro e una capacità di prestito fino a 500 miliardi. “Il Trattato istitutivo lo definisce un ‘international financial institution’, una formulazione carica di ambiguità”, osserva Napolitano. In realtà, infatti, “l’aggancio con le carte fondamentali dell’Unione, la partecipazione riservata agli stati membri, la complementarietà con la politica monetaria e la governance economica comune rivelano la dimensione autenticamente europea di tale organismo, che sarebbe vano occultare dietro l’anodino riferimento alla sua generica dimensione internazionale”. Ancora: “L’idea che il Mes sia una semplice istituzione finanziaria, al pari di qualsiasi altra banca, appare smentita dalla particolare natura dei suoi ‘padri fondatori’. Questi sono non investitori privati, ma i paesi membri dell’Eurozona: non per fini di lucro, ma per scopi di mutua assicurazione tra stati”.

Il Mes, a differenza del Fondo salva stati attuale, è “finanziato direttamente dagli stati e non tramite garanzie, esposte alle incertezze dei rating dei debiti sovrani”. Finanziamenti che potranno poi essere utilizzati in vario modo, non solo per erogare prestiti, ma anche per acquistare titoli del debito pubblico sul mercato primario e secondario e per ricapitalizzare banche e altri intermediari finanziari nazionali. Inoltre l’organo deliberante del Mes, il consiglio dei governatori composto dai ministri delle Finanze dei paesi che ratificheranno il Fiscal compact, “nell’assunzione di queste misure sembra agire come un potere libero”. Quelli del Mes non saranno dunque atti amministrativi ma “atti politici”. Per tutte queste ragioni Napolitano parla addirittura di “svolta costituzionale”: “In termini economici, infatti, le carte costituzionali costituiscono contratti di assicurazione con cui i membri della comunità, in nome del vincolo reciproco che li lega, accettano di fare fronte ai futuri rischi”. Esattamente quanto finora Berlino ha detto di non voler fare: si pensi ai limiti imposti alla Banca centrale europea per acquistare titoli di debito pubblico degli stati o al rifiuto tedesco degli Eurobond. Una volta che sarà entrato in vigore il Mes, invece, “per la prima volta anche l’Ue accetta, seppure attraverso un tortuoso percorso giuridico-costituzionale, di dotarsi di un fondo comune che possa sostenere, volta per volta, lo stato membro e i suoi cittadini che ne abbiano bisogno”.

Sostiene Napolitano: “L’Ue si trasforma così da comunità di (soli) benefici a comunità (anche) di rischi”. A patto che non si dica a voce alta e si tenga tutto “abilmente nascosto sotto le indicazioni di un’uscita di emergenza dalla crisi finanziaria e del debito sovrano”. Al punto che lo stesso giurista conclude con una messa in guardia paradossale: “Se la speculazione sui titoli del debito pubblico nell’Eurozona si allenterà (…), il Meccanismo rimarrà sullo sfondo come un’istituzione ‘potenziale’ o ‘in sonno’”. Una maggiore integrazione politica europea, insomma, arriverà soltanto sulle spalle della speculazione. 

Leggi anche:
1) Le lezione americane (di Hamilton) per l'Ue di Marco Valerio Lo Prete
2) L'unione dei debiti fa la forza. Così Hamilton convinse le Tredici colonie a diventare Stati Uniti di Alessandro Corneli

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