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Non solo Hollande e Olanda

Perché i mercati sono in subbuglio

24 Aprile 2012 alle 08:49

Ma c’è dell’altro che spaventa i mercati, secondo riflessioni che si rincorrono in queste ore in ambienti della Commissione europea. A colpire è soprattutto il parziale disimpegno degli Stati Uniti dalla situazione critica che sta attraversando l’Europa. Certo, da Washington nel fine settimana è venuta la notizia del raggiunto accordo tra i paesi del Fmi per il rafforzamento – fino a 430 miliardi di dollari – del “firewall” antispeculazione. Ma gli addetti ai lavori hanno ascoltato anche l’avvertimento di Tharman Shanmugaratnam, presidente della International Monetary and Financial Committee del Fmi, secondo il quale l’efficacia del firewall dipende dagli sforzi che gli europei faranno nel processo di riforma. E’ la stessa linea sostenuta di recente da rappresentanti dell’Amministrazione Obama in alcuni incontri a porte chiuse presso la Brookings Institution: il Fondo può avere un ruolo “complementare” e non “supplementare” rispetto a Bruxelles. C’è poi un problema di quantità: i 430 miliardi di dollari (promessi) sono meno dei 600 miliardi annunciati qualche mese fa dal direttore del Fmi, Christine Lagarde, e soprattutto rischiano di essere insufficienti se sommati a un Fondo salva stati europeo anch’esso sottodimensionato rispetto alle attese.

I mercati sono ulteriormente allarmati per il fatto che quelle risorse mancanti sarebbero dovute venire dagli Stati Uniti. Infatti dei 430 miliardi di dollari aggiuntivi per il Fmi, nemmeno un dollaro è stato versato da Washington. A pesare non è soltanto l’ostruzionismo dei repubblicani in Congresso. L’Amministrazione Obama piuttosto sta tentando un’opera di moral suasion sul nostro continente: il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, ha chiesto alla Banca centrale europea di intervenire senza farsi influenzare dalle remore tedesche sull’inflazione; allo stesso tempo la Lagarde ha suggerito a Merkel di accettare l’emissione di Eurobond e quindi la condivisione di rischi e responsabilità nell’Ue. Se Francoforte e Berlino continueranno a rispondere picche, come in queste ore, Washington farà pesare la sua assenza. Senza contare – si fa notare in ambienti del Fmi – che gli States, facendo mancare il loro convinto sostegno al rafforzamento del firewall internazionale, indeboliscono immagine ed efficacia di un’operazione resa possibile soprattutto dai paesi emergenti (e dalla Cina). Gli stessi paesi che tra qualche mese dovranno bussare alla porta di Washington per chiedere maggiori poteri all’interno del Fmi.

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