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I colloqui segreti (e molto fruttuosi) tra Cina e Taiwan

2 Aprile 2012 alle 23:09

Occorre concentrarsi sulle questioni economiche per migliorare lo standard di vita della popolazione in entrambe le sponde dello Stretto di Formosa. Al Forum di Boao sull'isola di Hainan, considerato la Davos asiatica, il vicepresidente eletto taiwanese, Wu De-yih, ha dribblato così ogni commento sulla controversa formula “un Paese due aree” che si sta facendo largo nei rapporti tra Pechino e Taipei, rivisitazione dell' “un Paese due sistemi”, usato per la riunificazione di Hong Kong e Macao alla Repubblica popolare. Wu ha avuto un incontro bilaterale con il vicepremier cinese Li Keqiang, principale candidato a succedere all'attuale primo ministro Wen Jiabao nel cambio di leadeship fissato per il prossimo autunno.


Dopo oltre mezzo secolo di guerra fredda i rapporti tra Taiwan e il continente hanno trovato nuovo slancio a partire dall'Accordo di cooperazione economica siglato con Pechino dal governo guidato dal nazionalista Ma Ying-jeou, rieletto per un secondo mandato lo scorso gennaio. Resta invece ancora in sospeso il lato politico. Taiwan è di fatto uno Stato indipendente, sebbene riconosciuto soltanto da qualche decina di Paesi al mondo. Per la Cina si tratta di una provincia ribelle. L'equilibrio è mantenuto dal cosiddetto consenso del 1992, la formula che, fermo restando il principio dell'esistenza di un'unica Cina, lascia ai due governi libertà di interpretare questo concetto. Quanto la questione sia delicata lo dimostra la scelta di Wu e Li di non fare riferimento alle proprie cariche durante l'incontro. Li, infatti, non avrebbe potuto incontrare il vicepresidente di un Paese che per Pechino non esiste. In compenso ha ricordato come entrambe le economie appartengano a una più ampia economia cinese e come il governo voglia incoraggiare le imprese a investire sull'isola.

Esclusivamente economico sarà anche il progetto di istituzione di una zona economica speciale a gestione mista sino-taiwanese sull'isola di Pingtan, nella provincia del Fujian. Così almeno dice Pechino. L'isola è la zona più vicina della Rpc a Taiwan e lì dovrà sorgere un parco industriale su cui Pechino investirà oltre 60 miliardi di yuan (6 miliardi di euro) con la speranza di attrarre oltre 250 miliardi di investimenti entro i prossimi cinque anni. L'unico ostacolo sono i timori sia del governo di Taipei sia, soprattutto, dell’opposizione vicina a posizioni filo-indipendentiste, e la paura che il progetto si riveli uno stratagemma per fare di Taiwan una sorta di regione autonoma speciale della Rpc.

di Andrea Pira
www.china-files.com

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