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Così l'ossessione tedesca colpisce Italia e Francia

18 Marzo 2012 alle 11:19

Ossessione Germania. Ormai i primi della classe in Europa condizionano profondamente il dibattito politico degli altri paesi membri dell'Ue, anche quando la cancelliera Angela Merkel non fiata.

Si prenda l'Italia: fino a qualche tempo fa, per esempio, chi voleva modificare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori chiamava in causa la "flessibilità" tipica del mercato del lavoro anglosassone, e chi invece aspirava a un welfare più universale citava la "flexsecurity" dei paesi scandinavi. Da qualche giorno, invece, anche la modifica della norma che ingessa i licenziamenti (e quindi le assunzioni), sembra che dovrà seguire le linee guida del "modello tedesco". E il modell Deutschland piace a tal punto che il sindacalista riformista Raffaele Bonanni (Cisl) prende spunto dalla riforma del mercato del lavoro e si spinge perfino oltre: "Io penso che il modello tedesco il Governo non lo può usare solo a suo piacimento. Il modello tedesco è anche il taglio della testa all'Iva", ha aggiunto parlando delle partite Iva: "Non esiste in Germania un solo lavoratore che fa finta di essere autonomo e invece è dipendente".

Nessuno però pare ossessionato da Berlino quanto i francesi
. Nicolas Sarkozy, presidente della Repubblica uscente, ha iniziato la campagna elettorale per la rielezione al fianco della cancelliera tedesca Angela Merkel (a Parigi!): ha così celebrato la salda - per quanto sempre più squilibrata - alleanza tra i due paesi, ha lodato i successi (economici) di Berlino, dicendo apertamente di voler cambiare il mercato del lavoro d'Oltralpe perché esso diventi produttivo ed efficiente come quello teutonico. L'oppositore socialista, François Hollande, non ha un buon feeling con la Merkel (infatti ha promesso di cambiare il suo Fiscal compact che vincola deficit e debiti in tutta Europa), ma ci ha tenuto molto a organizzare il vertice di sabato scorso a Parigi, con i socialisti di tutto il continente, e soprattutto con gli storici "compagni" dell'Spd. Un modo per far capire all'elettorato che nemmeno lui è tanto distante dai potenti vicini tedeschi. L'ossessione non risparmia nemmeno il candidato centrista, François Bayrou. Infatti, come hanno rilevato i giornalisti di Owni, Bayrou non perde un comizio per ripetere il suo mantra declinista (in chiave anti-Sarko), ovviamente mettendo a confronto Parigi con Berlino: "Nel 2005 Volkswagen e Renault producevano lo stesso numero di automobili in Francia e Germania: 1 milione 200 mila. Quest'anno la Renault ha ridotto la sua produzione in Francia a 440mila veicoli, Volkswagen l'ha aumentata a 2milioni 100mila veicoli". Dati non precisissimi, ha osservato qualcuno, ma quel che conta è che tutto fa brodo per alimentare l'ossessione tedesca.

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