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C'è chi aveva previsto l'arrivo del tecnico Monti

Il quotidiano Liberazione, nel 2007

29 Febbraio 2012 alle 18:10

Il quotidiano Liberazione una volta disse a Mario Monti, allora semplice editorialista del Corriere della Sera, che egli aveva un piano per guidare un governo tecnico. Monti allora smentì. Ma chi aveva ragione?

Mi spiego. Il 22 maggio 2007, sul Corriere della Sera, Monti difende l'allora ministro Tommaso Padoa-Schioppa con un'argomentazione curiosa: "Sono i tecnici i veri politici". Come dire che Padoa-Schioppa, pur apparendo "tecnico", faceva meglio dei soliti "politici".

Monti in quell'occasione fu criticato da Liberazione, quotidiano di Rifondazione comunista, e rispose così il 24 maggio, sempre sul Corriere della Sera:

Concludevo che la tecnica della sopravvivenza dovrebbe lasciare più spazio alla politica, quella che interpreta i bisogni della generalità dei cittadini, compresi quelli che ancora non votano o non sono ancora nati. L’esatto contrario, insomma, di "governi tecnici".
Questi, a mio parere, non sono mai desiderabili in una democrazia.
Se in determinati passaggi si è fatto ricorso a questa modalità di governo, anomala e non fisiologica, è in genere perché l’applicazione spinta di tecniche per le sopravvivenze politiche particolari ha impedito al «tutto» politico di funzionare con sufficiente efficacia. Sarà forse nel timore di una tale impasse, che si vuole esorcizzare il rischio di un «governo tecnico », prospettiva alla quale nessuno guarda davvero (almeno a mia conoscenza).
Liberazione, l’organo di Rifondazione comunista, considera l’articolo che ho sopra riassunto come "un vero e proprio manifesto programmatico che suggerisce un governo di tecnici, e affossa ancora una volta la politica".

A posteriori, Liberazione aveva poi così torto? ;)
 

Marco Valerio Lo Prete

Marco Valerio Lo Prete

Al Foglio dal marzo 2009, dove entra appena laureato in Scienze Politiche, il suo cursus honorum è il seguente: stagista, praticante, redattore dell'Economia, coordinatore del desk Economia e poi dal 2015 vicedirettore. Nasce nel 1985 sull'Isola Tiberina. Nella Capitale si muove poco: asilo, scuole elementari e medie, liceo e università, tutto nel giro di pochi chilometri quadrati. In compenso varca spesso (e volentieri) le frontiere del Paese natìo. Prima per studiare un anno nella ridente Rochester (New York, USA), poi – dopo numerose e più brevi escursioni – emigra all'Université Libre di Bruxelles per sei mesi. E a Bruxelles ci ritorna, ancora per sei mesi, per affiancare un formidabile manipolo di Radicali che lavora al Parlamento Europeo. Mentre si trova nel punto del globo più distante da Roma, facendo ricerca sull’immigrazione all’Università di Melbourne, in Australia, riceve una e-mail dal Foglio: non ci crede, pensa sia spam, invece è uno stage. Da qualche tempo si applica allo studio della lingua tedesca.  

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