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Ah, riecco la patrimoniale

A parlarne è un alto dirigente del Pdl, Cicchitto. Ecco perché

12 Febbraio 2012 alle 11:58

Oggi Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl al Senato, intervistato dal Corriere della Sera dice: "Noi dobbiamo impegnarci in altro, alzando il tiro su tutte le tematiche all'esame del governo: le liberalizzazioni, il mercato del lavro e - ineludibile - l'impegno per l'abbattimento del debito, anche con una patrimoniale 'morbida' come quella proposta da Tabelini o con il prestito forzoso di cui ha parlato il senatore Cutrufo".

Ma in realtà, come ho scritto sul Foglio venerdì scorso (3 febbraio), il Pdl non "ha parlato" soltanto di prestito forzoso, ha depositato anche una proposta di legge in materia. Leggere per credere:

La via maestra per azzerare il deficit  e ridurre il debito, secondo il governo, è già tracciata: assicurare il pareggio di bilancio  dal 2013 e liberare la crescita. Ma gli  impegni presi in sede europea con il Fiscal  compact, che pure su certi aspetti ribadiscono  quanto previsto dalla legislazione comunitaria del Six pack, non obbligheranno a rivedere  i piani? Nell’accordo di Bruxelles si  fissa infatti un ritmo piuttosto rapido di  rientro dal debito pubblico in eccesso alla  quota del 60 per cento rispetto al pil: un  ventesimo l’anno, ovvero manovre da circa  40-50 miliardi di euro ogni 365 giorni. L’impegno  è “certamente severo – ha detto Mario  Monti – ma non impossibile se saremo  capaci di far tornare a crescere l’Italia”. Sarà, ma per ora le stime dello stesso governo  prevedono una diminuzione del pil dello  0,5 per cento nel 2012 e crescita zero per  il 2013, mentre il Fondo monetario internazionale  è ancora più pessimista (meno 2,2  per cento nel 2012 e meno 0,6 nel 2013). Al  punto che perfino il raggiungimento dell’obiettivo  del pareggio nel 2013 – stabilito dal  precedente esecutivo e per raggiungere il  quale questo governo ha approvato una manovra  correttiva da 25 miliardi a dicembre – non è assicurato. Simulazioni svolte a livello  governativo, scriveva ieri Dino Pesole  sul Sole 24 Ore, fanno intendere che, con  una crescita nulla nel 2013, il debito scenderebbe  al 118 per cento del pil (dall’attuale  120); perciò è “prematuro” parlare di un’altra  manovra, dicono a Palazzo Chigi. Martedì  però Giampaolo D’Andrea, sottosegretario  ai Rapporti con il Parlamento, a “Ballarò”  ha spiegato: “A fine anno, se non cambiano  le condizioni, dovremo dare la dimostrazione  della capacità di fare quel recupero  pari al 3 per cento del pil”, cioè il noto  “ventesimo” di debito in eccesso.

Così si torna  a parlare di misure più drastiche: dalle  privatizzazioni massicce alla classica patrimoniale,  passando per ibride misure tagliadebito.  Ieri Fabrizio Cicchitto, capogruppo  del Pdl alla Camera, ha detto che è “indispensabile”  modificare il dl liberalizzazioni  per rendere più incisive le misure sulle  “privatizzazioni”. Monti però è cauto sul tema: fare cassa  vendendo asset pubblici “non è una priorità,  anche perché nel passato si è stati costretti  a privatizzazioni non sempre fatte nel modo  migliore”. Al ministero del Tesoro per ora  non esisterebbero piani operativi, anche se  non sono stati cestinati i risultati di un gruppo di studio convocato a fine settembre dall’ex  ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, con l’obiettivo di studiare ipotesi di dismissioni  e aumento della redditività del patrimonio,  al quale parteciparono anche banchieri  d’affari e rappresentanti di gruppi immobiliari.  Un’alternativa alle privatizzazioni è la cosiddetta “tagliadebito” elaborata dall’economista Guido Salerno Aletta e da Andrea  Monorchio, ragioniere generale dello  stato fino al 2002, portata avanti da Mf/Milano  Finanza, Italia Oggi e Class Cnbc. Per abbattere  il debito pubblico del 20 per cento  in tre anni, senza passare per una serie estenuante  di manovre correttive, bisognerebbe  agire in due modi: primo, offrire titoli di stato  ai proprietari degli immobili che li mettono  volontariamente in garanzia; secondo,  va previsto un investimento forzoso in un  fondo al quale lo stato conferisce i suoi asset  immobiliari e le quote delle aziende partecipate,  da valorizzare e restituire nel lungo  termine agli italiani. L’idea, sostenuta da  numerosi esponenti del mondo finanziario,  piace a sinistra e sempre più a destra.

Lo  scorso 19 gennaio, Mauro Cutrufo, responsabile enti locali del Pdl, ha depositato al Senato una proposta “taglia-debito” simile, sostenuta  da big del partito come Gasparri e  Quagliariello. Infine c’è il fronte della patrimoniale  classica, quella per colpire con un  prelievo secco immobili o patrimoni, sostenuta  dalla Cgil e da settori del Pd, passando  per “terzisti” come l’ex premier Giuliano  Amato o Pellegrino Capaldo. Ma tanto per  Monti quanto per il superministro Corrado  Passera, le misure “straordinarie” vengono  solo dopo le azioni dell’ambito “ordinario”. La riforma delle pensioni e le liberalizzazioni sono alle spalle, ma la riforma del mercato  del lavoro è in fieri e i compiti a casa non  sono finiti. 

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