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L'intelligence e l'attenzione cinese sulle reti italiane

La Cina guarda alle reti sensibili italiane. E lo fa anche tramite le aziende Zte e Huawei. Nei confronti di quest’ultima, in particolare, negli Stati Uniti è stato più volte posto il veto per acquisizioni nel settore telecomunicazioni, a causa dei suoi presunti legami con le Forze armate della Repubblica popolare.

12 Gennaio 2012 alle 10:30

La Cina guarda alle reti sensibili italiane. E lo fa anche tramite le aziende Zte e Huawei. Nei confronti di quest’ultima, in particolare, negli Stati Uniti è stato più volte posto il veto per acquisizioni nel settore telecomunicazioni, a causa dei suoi presunti legami con le Forze armate della Repubblica popolare. Recentemente, il divieto è stato posto all’acquisizione del server provider 3Leaf e all’eventuale ingresso in Sprint Nextel, azienda americana leader nel wireless. Nel 2010, Huawei espresse un nuovo interesse verso la Mobile Unit di Motorola (tra i maggiori fornitori delle Forze armate statunitensi nel settore) ma, anche in questo caso, la scarsa fiducia nutrita nei confronti di Huawei ha guidato l’assegnazione del deal a Nokia Siemens Networks.

In Italia, la tecnologia Huawei è destinata a essere utilizzata nella rete di telecomunicazione a banda larga per garantire la connettività nazionale e internazionale alla comunità scientifica e accademica (collegando università e centri di ricerca); rete lungo la quale correranno quindi le informazioni relative a brevetti, ricerche scientifiche, studi completati o in divenire anche in settori strategici.

Il consorzio Garr, l’associazione senza scopo di lucro che gestisce la rete italiana dell’Università e della ricerca, avrebbe infatti già aggiudicato a Telecom Italia la gara, secondo la ricostruzione del Foglio. E il gruppo presieduto da Franco Bernabè utilizza tecnologia di Huawei. Con tutta probabilità sarà Huawei a fornire la tecnologia anche al sistema di telecontrollo della rete elettrica nazionale nonché alla gestione del mercato elettrico, altrettanto vitale per l’economia e la sicurezza nazionale. Alla gara bandita da Terna concorrono, infatti, tre società (Telecom Italia, Fastweb e Wind) che usano tutte la tecnologia del gruppo cinese. Secondo quanto risulta al Foglio, il potenziale predominio di Huawei in settori tanto delicati ha allarmato gli ambienti dell’intelligence, non solo italiana, che in una segnalazione all’esecutivo guidato da Mario Monti hanno richiesto informazioni sulla gara in corso da parte di Terna presieduta da Luigi Roth e capitanata da Flavio Cattaneo, e auspicato di rivedere la gara indetta dal consortium Garr, sulla scorta di quanto sta avvenendo negli Stati Uniti e degli allarmi ufficiali provenienti da Washington.

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