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Quale lingua sceglie Draghi, quale sceglieva Arafat

L'accostamento tra il banchiere centrale e l'ex leader palestinese è solo simbolico, certo

2 Dicembre 2011 alle 06:29

Di Yasser Arafat, già leader palestinese, si diceva: ascoltate quello che dice in arabo, quando si rivolge direttamente al suo popolo, non fidatevi di quanto dice in inglese, appellandosi diplomaticamente alle cancellerie occidentali.

Mario Draghi, presidente della Bce, con Arafat ovviamente non c'entra nulla. Ma a un osservatore malizioso non sfugge il doppio registro linguistico utilizzato ieri al suo esordio nel Parlamento europeo. Il discorso dell'ex governatore di Bankitalia a Bruxelles, come da transcript ufficiale, è iniziato così, in inglese:

President,
Honourable members of the European Parliament [...]

Poi Draghi ha continuato il suo intervento per qualche secondo saltando da una lingua all'altra: la prima frase pronunciata in inglese, la seconda in francese, la terza in tedesco, la quarta in italiano. Ciascuna con un contenuto differente dall'altra. 

In inglese ha salutato l'aula, in francese ha reso omaggio al suo predecessore (un francese, per l'appunto, Jean-Claude Trichet), in tedesco ha detto questo:

Die EZB ist sich ihrer großen Verantwortung als Hüterin der Geldwertstabilität bewusst. Die Unabhängigkeit der EZB ist und bleibt unverhandelbar. [Traduzione: La BCE é conscia della sua grande responsabilità di tutrice della stabilità monetaria. L'indipendenza della BCE è e rimane indiscutibile].

E in italiano quest'altro concetto:

Impegno, forte senso di responsabilità e corretta attuazione delle politiche sono condizioni essenziali della partecipazione all’Unione Economica e Monetaria.

Sembra quasi che per rassicurare i rigorosissimi tedeschi e per sollecitare gli scapestrati italiani, Draghi non abbia voluto rischiare errori di traduzione, parlando a ciascuno nella rispettiva lingua madre, o sbaglio?

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