In the grey

La recensione del film di Guy Ritchie, con Jake Gyllenhaal, Henry Cavill, Eiza Gonzalez, Ivan Atkinson, Dave Kaplan, John Friedberg

di
15 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 02:28 PM
Dice il trailer: “Tra il morale e l’immorale, tra il bianco e il nero, tra la legalità e l’illegalità, loro lavorano nel grigio”. E guai a replicare, o a disobbedire: hanno i riflessi veloci e la pistola – o qualsiasi altra arma – facile. E’ stato girato nel 2023, e molte volte rimandato, tanto che temevamo di averlo perso per sempre. Ora sembra la volta buona, un progetto di Guy Ritchie non poteva esse riuscito tanto male. La squadra di agenti specialissimi è formata da Bronco, Sia e Sophia, superaddestrati e abilissimi a muoversi nella “zona grigia”. Non si può sbagliare, e neanche disobbedire agli ordini di “mamma” Sophie (l’attrice Eiza Gonzalez). Davanti a loro, anche gli equilibri geopolitici sono a rischio. Un despota senza scrupoli si impossessa di un miliardo di dollari. Ai nostri tre eroi, come si è visto non sempre specchiati ma sicuramente capaci, tocca la missione di recupero. Impossibile e suicida, solo i magnifici tre potrebbero riuscirci. Ma cosa accade alle missioni audaci e organizzate nei dettagli quando vanno male? Un tremendo pasticcio, un disastro di proporzioni colossali da cui è quasi impossibile sfilarsi. Siamo tra James Bond e certi film di Steven Soderbergh come “Panama Papers”. Non funziona tutto perfettamente, ci sono ripetizioni e i lati oscuri della finanza internazionale restano tali. Guy Ritchie – speriamo – si farà perdonare con i prossimi film. E ritroverà le sue gag.