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Illusione
La recensione del film diretto da Francesca Archibugi, con Jasmine Trinca, Michele Riondino, Angelina Andrei, Filippo Timi
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8 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 03:47 PM
Francesca Archibugi vira verso il noir. Così pare nelle prime scene: il cadavere di una ragazzina in un terreno incolto, vicino alla strada. I poliziotti la credono morta, l’astuto vicequestore Filippo Timi si accorge che ancora respira. Dice di chiamarsi Rosa Lazar, è rumena e sogna di fare la modella, tra Parigi e Place Vendôme, mentre la mamma rimasta nella casupola mangia le galline malate (il padre era “un grande capo comunista di Moldavia”). Siamo a Perugia, dicono le forze dell’ordine “nella morsa della mafia slava”. Continui flashback rimandano alla vita della ragazza Rosa: assieme a un cugino lascia il paesello per andare a Strasburgo. Il cugino vuole farne una donna onesta, dice che ha 13 anni – e forse non è neppure un bugia. Ed è vergine: “La vergine moldava”, così viene offerta ai maschi, e meno male che tanti sono superstiziosi, credono che una vergine porti male. Intanto, nella comunque tranquilla – almeno, così sembra – Perugia, il vicequestore chiama lo psicologo Michele Riondino. Occhiali sul naso, interroga la ragazza che si innamora di lui all’istante e gli si appiccica – lui neanche si ritrae, incurante del fatto che ci sono le telecamere. Intanto era entrata in scena Jasmine Trinca, sostituta procuratrice che si occupa del caso. Solitaria e forse triste, mentre lo psicologo Riondino ha moglie e figli, e – sembra – un passato ingombrante. I flashback complicano il passato, e nulla illuminano.