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Che Dio perdona a tutti
La recensione del film di Pif, con Giusi Buscemi, Pif, Francesco Scianna, Carlos Hippolitos, Maurizio Marchetti
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4 APR 26
Ci sarebbe un “futti futti” prima del “che”. Niente di sessuale, per carità – laggiù sono convinti che comandare sia meglio che darsi da fare a letto. Vuol dire solo che dall’alto dei cieli su certe cose si chiude un occhio. Pif è in fase didattico-educativa, e inneggia alla religione – mica sul serio, serve per ricavare questo film da un suo libro del 2020 (Feltrinelli).
C’è pure il Papa, non siamo scherzando. Mica quello di adesso: uno che somiglia tanto a papa Francesco, accento sudamericano e un debole per i dolci. Più che un debole, una passione che si potrebbe dire divorante l’ha anche Pif, e la regala al protagonista Arturo, di mestiere venditore immobiliare. Un arcitaliano, si potrebbe osare. Tifoso di calcio fin da piccolo, goloso di cassata e di cannoli, partita di calcetto settimanale da grande. Dettaglio personale: pensa che i dolci siano meglio del sesso, “per questo sono stati inventati dalle suore”. Crede nell’arancina con la “a”, guai a dire “arancino”. Lo spiega anche al papa, che dopo un po’ si manifesta con la veste candida a consigliare il nostro che sembra aver trovato la donna della sua vita – fanno l’amore coperti dalla carta della pasticceria. Ma lei è cattolica. Praticante. Arturo può solo fingere, e studiare. Con tanto impegno che diventa fondamentalista, e decide di seguire i rigidi principi cattolici per tre settimane. Categoria critica: quale sarà il disegnino per “ruffiano”?
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