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Buoni propositi (cinematografici) per l’anno nuovo

Invece di lamentarsi per un 2018 non brillantissimo prendiamo esempio da chi ha goduto una stagione spettacolare

29 Dicembre 2018 alle 06:00

Buoni propositi (cinematografici) per l’anno nuovo

Foto Pixabay

Buoni propositi per l’anno nuovo. Invece di lamentarsi per un anno non brillantissimo (urla vendetta caricare sulle spalle di Checco Zalone la responsabilità del botteghino tutto) prendiamo esempio da chi ha goduto un anno spettacolare. Su Hollywood Reporter – all’inizio di dicembre, quindi prima della pesca a strascico intitolata “Aquaman” di James Wan – gli incassi Usa per il 2018 erano stimati attorno ai 12 miliardi di dollari. Il dieci per cento in più rispetto al 2017. Per memoria: anche loro hanno Netflix, e anche da loro “Roma” di Alfonso Cuarón è uscito in (relativamente) poche sale, non troppo pubblicizzate. I soldi li hanno fatti con “Black Panther”, da noi liquidato come “il solito film di supereroi”. Certo che c’era il supereroe, appunto Black Panther. Ma c’era anche Ryan Coogler, regista passato in pochi mesi dall’indipendentissimo “Fruitvale Station” al blockbuster. C’erano i costumi e le usanze e i riti di passaggio e le scarificazioni dell’Africa tutta – appropriazione culturale, sicuro, ma era ora che accadesse.

 

Invece di lamentarsi potremmo cominciare dai cinema. Abbiamo ancora l’intervallo, piazzato a caso (improvvisamente compare la pubblicità delle bibite). Abbiamo le poltrone lusso con sovrapprezzo, anche quando la sala è vuota. “Non pagano ma si siedono comunque nelle poltrone in pelle”, lamentava una cassiera con l’aria di rivelare un gran segreto, mentre cercavamo di convincerla ad assegnarci un posto laterale (son le cattive abitudini prese ai festival, la via di fuga tranquillizza). A parte l’Anteo di Milano che vizia lo spettatore con la cena, a richiesta, vigono gli hot dog e le pizzette riscaldate (e se andate al cine di pomeriggio, le casse sono chiuse, biglietti e generi di conforto sono serviti allo stesso banco).

 

Prima di “La favorita” (diretto dal finora inguardabile Yorgo Lanthimos, nelle sale italiane dal 24 gennaio) gli spettatori che pagano il biglietto al cinema Nitehawk di Brooklyn sono intrattenuti con gli spot pubblicitari del regista e con un montaggio dei migliori sketch di Olivia Colman, che nel film fa la regina Anna. Nei cinema della catena Alamo Drafthouse lo spettatore ha diritto a deliziosi montaggi (si trovano su Vimeo) in tema con il film: scene dall’horror afromericano prima di “Get Out - Scappa”, scene dai film asiatici prima di “Crazy Rich Asian”, titolo che in Italia è uscito verso Ferragosto, in sordina. Pochi giorni dopo sono usciti gli articoli osannanti, ripresi dai giornali americani. Senza che la redazione cinema parlasse con la redazione “costume e società”. Al cinema Sun Ray di Jacksonville, Florida, c’è Stan Lee che (parlandone da vivo) rimbrotta gli spettatori maleducati: “State zitti, non mandate messaggi e sedetevi composti”. Noi ancora dobbiamo elemosinare le versioni originali con sottotitoli.

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